Nasce il partito degli immigrati ‘Sarà una lotta senza quartiere’. Promettono guerriglia: leggi il programma

Una novità che a molti non farà piacere. Nasce il partito degli immigrati. Ma quale sarà il programma?

Per cosa si batterà questo partito? Ma soprattutto chi lo voterà.

L’ultima novità si chiama “Cara Italia”, un movimento nato per “dare voce a chi non ce l’ha, ai tanti delusi della mancata riforma della Bossi-Fini, dello Ius soli e delle politiche razziste dell’attuale maggioranza”.

A firmarne il “programma” è Stephen Ogongo, giornalista e originario del Kenya. Arrivato nel Belpaese ormai 25 anni fa, nel suo curriculum vanta l’insegnamento alla Università Gregoriana. All’età di 44 anni ha due figlie ed è caporedattore di 10 testate del gruppo “Stranieri in Italia”. Lo scorso ottobre su Facebook ha dato vita a una pagina per sponsorizzare il movimento “Cara Italia”. Le seimila adesioni raccolte, secondo quanto scrive Repubblica, potrebbero presto portare alla nascita di un vero e proprio partito. Il movimento, spiega Ogongo a Rep, “ha come protagonisti gli immigrati e gli italiani che lavorano insieme contro il razzismo e tutte le altre forme discriminazioni. Una casa comune per cercare di mettere insieme associazioni, organizzazioni, gruppi che si occupano dei diritti dei nuovi italiani”.

Non sarà però solo una associazione che opera nel sociale. L’obiettivo vero sembra essere proprio politico. “L’Italia è di chi la ama e noi la amiamo”, si legge sulla descrizione della pagina Fb. “Cara Italia è un nuovo movimento con l’obiettivo di lottare per e difendere i diritti degli immigrati e di tutti gli Italiani”. E lo fa puntando “a creare una nuova classe dirigente che veramente ama il nostro paese”. Il sogno? “Un giorno in cui il Parlamento sarà pieno di parlamentari Italiani di tutte le origini”. O magari “un italiano d’origine indiano” diventerà “presidente della Repubblica”.

Ogongo fa forza sul fatto che i “nostri giornali e siti di ‘Stranieri in Italia’” raggiungono “ogni mese un milione e mezzo di immigrati e nuovi cittadini, insieme agli italiani”. Se i clic si trasformassero in voto, potrebbero essere sufficienti per arrivare alla Camera.

Ecco gli oviettivi del movimento. Innanzitutto intendono “lottare contro l’intolleranza, il razzismo e tutte le altre forme di discriminazioni, promuovendo la consapevolezza del razzismo, dei rischi dell’essere razzisti e di come difendersi dai razzisti”; poi vogliono “lottare per la giustizia e difendere i diritti di tutti, specialmente degli immigrati”; il terzo obiettivo, invece, è quello di ottenere “una legge di cittadinanza coerente con la realtà del Paese”. E ancora: vogliono “combattere contro tutti gli ostacoli che impediscono la partecipazione attiva degli immigrati a tutti gli ambiti della vita” e in particolare “per il diritto al voto attivo e passivo per gli immigrati residenti in Italia”.

Nel Belpaese, sottolineano infatti, nonostante cinque milioni di stranieri lavorino e paghino le imposte, “la maggior parte” sono “esclusi dal processo decisionale” perché “non hanno il diritto di voto attivo e passivo, nemmeno a livello comunale” (fatta esclusione per i cittadini Ue). “Il giorno in cui tutti questi cittadini senza la cittadinanza avranno il diritto al voto – si legge nel programma – il discorso sull’immigrazione e immigrati cambierà drasticamente”. Il motivo? “È ingiusto – scrive Ogongo – negare a milioni di persone il diritto di dire la loro su come viene governato il loro paese e le loro città. Peggio ancora, è ingiusto negare la cittadinanza a più di un milione e mezzo di bambini e ragazzi nati e o cresciuti qui”.

Alla base di tutto c’è la lotta contro la presunta “ondata razzista che sta attraversando il Paese”. Per questo Cara Italia “porterà avanti una lotta senza quartiere per i diritti ed uno spazio politico per gli immigrati, i nuovi cittadini e gli immigrati della seconda generazione”. La sfida è aperta.

Voi cosa ne pensate?
Avrà successo?
Chi lo voterà?

Fonte e Foto Credits: Il Giornale

L’articolo Nasce il partito degli immigrati ‘Sarà una lotta senza quartiere’. Promettono guerriglia: leggi il programma proviene da Notizie 24 ore.

 

AD ORAZIO

Onda Lucana

Orazio.jpg Immagine tratta da repertorio Web

AD ORAZIO

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

Tu che non cercavi onori e gloria,

tu che la vita agreste amavi,

dopo oltre 2000 anni a noi sei giunto famoso e pien di gloria!

Ottaviano,
del mondo il Dominatore,

a te s’era affezionato e come suo segretario,

nella sua reggia sfarzosa t’aveva chiamato!

Ma libertà tu solo anelavi e per libertà di Augusto imperatore la ghiotta….offerta rifiutavi!

Del magnate nella reggia non volevi stare,
chè la libertà tu tanto amavi e di perderla non accettavi!

Donne ed amici cari col cuore hai amato e sei stato amato!

Versi eccelsi, in libertà, facevi e così sublime poesia ai posteri trasmettevi!

Dei Romani le grandi imprese hai osannato,
ma la vita agreste, con semplicità, poeticamente hai cantato!

Della tua celebre fons i bei versi anche noi ora “gustiamo” per cui tanto ti ammiriamo!

Funo di Argelato…

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BENITO E ITALIA: UNA STORIA D’AMORE  

Onda Lucana

BENITO E ITALIA: UNA STORIA D’AMORE  

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

La cosa incredibile di questa ultima Italia è che se esistesse ancora un minimo di credibilità in chi si dice fascista, poniamo ad esempio il caso di un tipo che si dichiara fascista francamente, senza dire io sono un po’ di destra, un po’ di casa pound, un po’ di forza nuova, un po’ di lega e un po’ ero anche berlusconiano e ora sono anche un po’ grillino. E’, quindi, quest’uomo, cui ci stiamo riferendo, tutto tranne che un qualunquista, che è la fase primitiva del Fascismo. Quest’uomo che si dichiara fascista, senza tutto questo spettacolo di vigliaccheria intellettuale italiota, e te lo dice chiaramente appena ti si presenta, quando magari gli stringi la mano, anche se la mano Starace l’abolì per in favore del saluto romano.

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Venezuela: morti in scatola — Torre di Babele

Ultimissime dal paradiso socialista dei lavoratori: “Bambini denutriti, morti sistemati negli scatoloni“. Non c’è da meravigliarsi, visto che da anni gli scaffali dei supermercati sono vuoti e manca tutto, dal pane al latte e perfino la carta igienica che acquistano di contrabbando. Sono gli effetti del socialismo di Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Basta con differenze fra ricchi e poveri: tutti poveri. Viva Marx.

Non solo non ci sono soldi per i morti, ma qualche anno fa (c’erano anche le foto sul web) non c’erano soldi nemmeno per i neonati che, in assenza di culle, venivano sistemati in scatoloni. Sono le delizie del socialismo.

E’ quello che scrivevo già nel 2016 in diversi post. Per esempio, questo:

Bimbi in scatola (2016)

In Venezuela i neonati li sistemano in scatoloni; così si abituano presto ai disagi e le scomodità, imparano a rinunciare agli agi e le comodità della civiltà dei consumi di quei cattivoni dei capitalisti, e sono pronti ad accettare e sopportare le avversità della vita e vivere in povertà, come frati francescani o carmelitani scalzi. Insomma a diventare dei perfetti socialisti.

Venezuela neonati in scatola

Ecco la foto che mostra la situazione dei reparti ospedalieri: “Neonati in scatole di cartone“. E’ solo l’ultima conferma della situazione di profonda e grave crisi economica che il Venezuela attraversa ormai da tempo. Gli scaffali dei supermercati sono desolatamente vuoti, mancano i più comuni beni di consumo e di prima necessità come pane, latte, e perfino gelato, patatine fritte e carta igienica. Tanto che i cittadini che abitano lungo il confine con la Colombia attraversano il confine e vanno a fare la spesa nella cittadina colombiana di Cacuta.

Del resto, è storia vecchia. Anche a Cuba, a casa dell’amico Fidel, la carta igienica scarseggiava già nel 2009. Lo riferiva una nota flash del Corriere (Cuba, allarme carta igienica, scorte esaurite): “L’AVANA – Allarme carta igienica a Cuba. Le autorità dell’Avana avrebbero deciso di razionarla fino alla fine dell’anno. La Cimex, l’azienda di Stato responsabile del rifornimento del prodotto, ha annunciato l’aumento della produzione a fine anno. “. Poveri cubani, grazie alla dittatura comunista di Fidel, non solo sono nella mer… meravigliosa isola, paradiso dei lavoratori, ma non possono nemmeno pulirsi il cul…il culto della rivoluzione. Evidentemente socialismo e carta igienica non vanno d’accordo. Strano, visto che entrambi ricordano la merda.

venezuela carta igienica

E così, forse per simpatia o solidarietà con i compagni socialisti cubani, anche il Venezuela si adegua e raziona la carta igienica; così vanno a comprarla in Colombia e ne fanno scorta per tutto il parentado (Venezuela: scaffali vuoti, spesa oltre confine). Certo che oggi se hai la diarrea in Venezuela è un bel problema. No? Non c’è da meravigliarsi, sono gli effetti del socialismo di Hugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Nicolas Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Non ci sono più ricchi e poveri: tutti poveri.

Viva Marx, viva il socialismo, viva l’uguaglianza e viva la gente, finché la gente è viva. E i morti? Se i neonati li sistemano in scatole di cartone, i morti dove li mettono? In costose bare di legno pregiato? Non sia mai detto, uguaglianza da vivi e uguaglianza da morti, a basso costo e senza inutili sprechi. Forse li mettono tutti in sacchi di plastica, economici, igienici ed uguali per tutti. Ri-viva il socialismo.

Dicono che la selezione naturale favorisca la sopravvivenza dei soggetti più forti, i migliori, quelli che si adattano meglio all’ambiente e si perpetuano a scapito dei deboli migliorando nel tempo le caratteristiche proprie della specie. E’ il principio che, secondo Darwin, determina l’evoluzione delle specie viventi. Così, dopo migliaia di anni di “selezione naturale” e di continui miglioramenti genetici anche la specie umana dovrebbe essersi evoluta raggiungendo quasi la perfezione, il vertice della scala evolutiva, l’apice dell’intelligenza ed eliminando i soggetti e le specie meno adatte. Ma allora come si spiega l’esistenza dei socialisti? Mistero; questo Darwin non lo dice.

Ma chi è questo Nicolas Maduro che sta facendo sprofondare il suo paese nel baratro della miseria? Ne parlavo nel 2013 nel post “Ecatombe Italia e dintorni“, in cui riferivo di varie calamità nazionali ed estere. Tanto vale riportare il passo che interessa il Venezuela, perché dimostra che la gravità della situazione viene da lontano.

Venezuela, Chavez, Maduro e… (2013)
In Venezuela hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo, definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa.

Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez, è quello chefaceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche. Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali) nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.

Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!
Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere, non hanno latte? Ipotesi non contemplata, ci pensa il governo a garantirlo, per legge.

In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo.

via Venezuela: morti in scatola — Torre di Babele

 

UE vs ITALIA/ Campiglio: le ricette dell’Europa ci hanno già portato al collasso

Ieri è stato pubblicato il Country Report della Commissione europea sull’Italia. Nel mirino di Bruxelles l’alto debito e le poche riforme

La Commissione europea, attraverso il Country Report sull’Italia, ha espresso nuova preoccupazione sull’andamento della nostra economia e dei nostri conti pubblici. Sia Valdis Dombrovskis che Pierre Moscovici, durante la conferenza stampa tenutasi ieri a Bruxelles, hanno in particolare puntato il dito sull’elevato debito pubblico e sulla scarsa crescita del Pil. Insieme a Grecia e Cipro, l’Italia è quindi tra i paesi membri che mostrano squilibri economici “eccessivi”. Bruxelles continuerà a monitorare la situazione del nostro Paese e farà una nuova valutazione in primavera, annunciando poi possibili misure necessarie. «Questo Country Report – ci dice Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano – rispecchia una conoscenza più accurata del solito della nostra situazione economica, ma mi sembra anche che contenga dei sintomi di quello che si potrebbe definire un disturbo bipolare».

Nel senso che da un lato vengono fatte analisi e considerazioni corrette e condivisibili, ma emerge tra le righe un discorso del tipo: cavatevela da soli. Il che non sarebbe neanche sbagliato se non fosse che dal 2011 facciamo esattamente quello che da Bruxelles ci chiedono di fare. Per la Commissione la priorità per il Paese rimane il debito pubblico a prescindere dal contesto.

Qual è secondo lei la priorità del Paese?

La produttività totale dei fattori, cioè lavoro e capitale, è cresciuta solo della metà rispetto alla media europea. Questo è davvero un problema. L’utilizzo efficiente delle risorse, a partire dal lavoro, con il complemento necessario di una dotazione di capitale produttivo, è la strada per riprendere a crescere. Dobbiamo fare investimenti buoni, pubblici e privati. Questo è quello che in altri paesi europei ha funzionato benissimo. È chiaro che se ciò non avviene è anche per negligenze nostre, visto che non riusciamo a utilizzare i fondi europei disponibili.

La Commissione europea sembra anche evidenziare la mancanza di riforme che sarebbero invece necessarie da parte del nostro Paese. Cosa ne pensa?

Qualche riforma l’Italia l’ha fatta, il problema è che quella più importante degli ultimi anni, relativa al mercato del lavoro, si è rivelata un disastro: ha creato solamente precarietà e non ha diminuito la disoccupazione, specie giovanile. La visione europea assomiglia molto a quella che una volta veniva chiamato Washington Consensus. 

Ovvero?

Un insieme di direttive e indicazioni piuttosto standard che veniva dato ai paesi in via di sviluppo da parte delle istituzioni di Washington come il Fmi. Il problema è che ha prodotto solamente grandi disastri. Le riforme che si possono fare sono tante ed è chiaro che ne serve ad esempio una nella giustizia per accorciarne i tempi, ma si tratta di provvedimenti che impiegano molto tempo per mostrare qualche effetto tangibile.

Più che altro sembra che Bruxelles non abbia gradito la riforma delle pensioni con Quota 100…

In effetti nel rapporto si parla di un passo indietro sul fronte previdenziale. Ma non si può dimenticare che chi va in pensione oggi prenderà un assegno in base ai contributi che ha versato. Non c’è quindi un’evidenza così forte del fatto che ciò abbia effetti disastrosi. Quello che si può discutere semmai di Quota 100 è l’effetto sostituzione nel mercato del lavoro, specie in una situazione di rallentamento economico. Mi lasci dire che in questo senso sono rimasto colpito da un’importante indicatore.

Quale?

La dinamica dei tassi di inflazione: restiamo sotto l’1% quando il target della Bce è del 2%. E poi non si può dimenticare che la locomotiva che trainava un po’ di paesi si è inceppata, perché l’incidenza stratosferica delle esportazioni sul Pil tedesco che finora era stata una manna dal cielo, adesso, in un momento di tensioni geopolitiche, sta portando a una frenata per tutti. È chiaro però che la Germania, grazie anche agli stabilizzatori automatici, potrebbe uscirne fuori senza traumi, a differenza di altri.

La Commissione europea ha parlato dell’alto livello del nostro debito pubblico e qualche giorno fa Clemens Fuest, direttore dell’istituto Ifo, ha evidenziato che per ridurlo dovremmo realizzare un avanzo primario intorno al 4% del Pil per i prossimi 10-15 anni: un livello altissimo. Per questo ha detto che forse, se ci sarà una recessione in Europa, bisognerà cominciare a mettere sul tavolo europeo il tema della ristrutturazione del nostro debito. Cosa ne pensa?

Io credo nell’idea di Europa, ma penso altresì che occorra stare attenti a non perdere una visione autenticamente europea: se non si sta insieme quando c’è una crisi, quando lo si fa? L’Italia è un Paese stremato e se anche non si arrivasse formalmente a ripetere quanto accaduto con la Grecia, ma ci si comportasse allo stesso modo riguardo l’idea di ristrutturazione del debito, non è che cambierebbe molto: avremmo un disastro. Oggi noi abbiamo un debito pubblico al 132% del Pil e lo considero un miracolo. 

Perché?

Perché data la situazione di stagnazione in cui stiamo vivendo dal 2011 mantenere il rapporto stabile a questi livelli è qualcosa di miracoloso. Visto che il rapporto debito/Pil non è esploso, diamoci una chance, perché se l’economia cresce il debito su Pil rientra. Parlare di ristrutturazione del debito quando il debito si è fermato lì, con una crescita sostanzialmente anemica, credo che sia una manifestazione di poco senso di responsabilità. Dall’Europa sarebbe più corretto che ci venisse posta un’altra questione: dove sono finiti gli imprenditori, dov’è finita la capacità di competere sulla qualità piuttosto che sul costo del lavoro? Questo è l’appunto che ci dovrebbero fare e che dovremmo farci anche noi stessi. 

(Lorenzo Torrisi) 

via UE vs ITALIA/ Campiglio: le ricette dell’Europa ci hanno già portato al collasso —

Terroni e Padroni

Onda Lucana

terroni e padroni 2019 Elaborazione grafica tratta da repertorio di Onda Lucana®by Antonio Morena 2019

Terroni e Padroni

Tratto da:Onda Lucana®by Antonio Morena  e Ivan Larotonda

I tre terroni; dal siculo Mattarella all’apulo Conte per finire al Fico partenopeo. Terroni sì ma non padroni, sia ben chiaro, quello è un titolo che stona con la democrazia! I padroni, del portafoglio, e del discorso, stanno altrove, e si celano dietro un manto stellato, e non so certo fedeli mariani bensì apatridi burocrati che menano calci ai deretani dei popoli europei!

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LA NEGAZIONE DEL NAZIONALISMO

Onda Lucana

L’austroungheria nel 1911: le province dell’impero.

LA NEGAZIONE DEL NAZIONALISMO

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

La vicenda storica della monarchia austriaca è una delle più originali e travagliate che mai il vecchio continente abbia potuto avere. Creata da Carlo Magno, la Marca d’Austria era denominata con il termine tedesco di Ostmark (marca dell’Est) e si veniva a trovare geograficamente in un territorio di vitale importanza per la difesa e per la sopravivenza stessa di quello che nei secoli divenne il Sacro Romano Impero. Questa sua funzione di bastione dell’Europa proteso verso l’Est fu una delle sue costanti nel corso della storia che gli Asburgo seppero sfruttare traendone un immenso vantaggio.

Il primo Asburgo cui si fa risalire la primigenie della discendenza fu Leopoldo Babenberg. A questi nel 976 D.C. vennero assegnate delle terre che corrispondevano grosso modo all’attuale Austria centrale…

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Spirito civico e religione tra mondo arcaico e modernità.

Onda Lucana

Spirito civico e religione tra mondo arcaico e modernità. Parte prima.

arcaicita-e-modernita-dellessere-2016-onda-lucana

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Giunta ormai al limite della sua esperienza storica, quella civiltà che oggi, semplicemente viene chiamata occidentale, quasi a voler celarla dietro un pudore indotto dal politicamente corretto, (che sarebbe meglio definire corrotto), e che dunque avrebbe meritato almeno un funerale con la stessa carta d’identità che aveva alla nascita, ossia civiltà romana, è utile tracciare un profilo sintetico del mondo arcaico: Di quando tutto gravitava intorno alla Repubblica, fondata sul patto fra Dei e uomini, permeata di civismo scandito e pregiudicato dai riti della religione statale, (Montesquieu era ben lungi dal venire), dopotutto in quel felice tempo di innocente ferocia, tra gli uomini abitavano gli Dei, come sosteneva Hegel. Osservando gli aspetti, che potremmo definire per molti versi eterni o immutabili, perché patrimonio comune in tutti i tempi, (trascendentali al tutto scorre), il…

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Torta di mele caramellata

Onda Lucana

Torta di mele caramellata

Tratto da:Onda Lucana®by Pina Chidichimo

Ingredienti per la torta:

  1. – 3 uova;
  2. – 3 mele (500 gr. circa);
  3. – 150 gr. di zucchero;
  4. – 250 gr. di farina;
  5. – 100 gr. di burro;
  6. – 50 gr. di latte;
  7. – 1 bustina di vanillina;
  8. – 1 bustina di lievito;
  9. – 1 pizzico di sale.

Per il caramello:

  1. – 50 gr. di burro;
  2. – 50 gr. di zucchero.

Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana®by Pina Chidichimo 2018.jpg Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana® by Pina Chidichimo 2018

Preparazione:

Fondete 100 gr. di burro a bagnomaria e poi intiepiditelo, montate le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto cremoso, unite il burro liquefatto, un pizzico di sale e la vanillina. Aggiungete, poco alla volta, la farina setacciata con il lievito; diluite l’impasto con il latte. Quando gli ingredienti si saranno amalgamati per bene, trasferite il tutto in una tortiera di 24…

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FONTE MIA

Onda Lucana

FONTE MIA (pag. 473)

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

Oh, cara fonte mia,

come vedi, ora ti son vicino!

Dopo un anno, che ho dovuto aspettare,

finalmente ti son venuto a visitare!

La tua acqua chiara

nella grande vasca,

con piacere vedo gorgogliare!

Alla luce d’oro del bel sole d’agosto,

fulgida, splende!

Con gaio ritmo sonante, dal cannello scorre

e, con un piccolo tonfo, acqua in acqua cade!

Molte bollicine forma: tante argentee palline!

Da un altro cannello, giù in basso,

copiosa, fuoriesce la tua onda preziosa

e subito scorre per la china!

Giù per la collina, allegramente, scorre

e molti pendii percorre!

Tanti balzelli deve pur compiere,

scendendo nella valle,

dove il nostro “Banzullo”

subito l’accoglie e la culla, ospitale!

E, tra le sue braccia amichevoli,

cullandola e sballottandola delicatamente,

con se verso l’azzurro lontano mare

la prende con cura a trasportare!

Funo di Argelato (Bo), 07…

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UN POPOLO DI: SANTI, POETI, NAVIGATORI E… EMIGRANTI

Onda Lucana

minatori-620x350-1_e.jpg Immagine tratta da repertorio Web

UN POPOLO DI: SANTI, POETI, NAVIGATORI E… EMIGRANTI

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

Il viaggio che gli Italiani hanno fatto peregrinando l’intero Vecchio Continente è plurimillenario. Se però s’intende analizzare i motivi storici di questa dipartita dal Bel Paese per quanto concerne gli ultimi 4 secoli della nostra storia non c’è poi da arrabattarsi tanto tra carte e statistiche per scoprire che di motivi ce ne sono soltanto due: la disperazione e la fame. Questi due fattori sono facilmente riconducibili alla decadenza che il nostro Paese attraversò dalla fine del Cinquecento in poi e che arriva fino ai nostri giorni, nostri giorni compresi.

La situazione tuttavia non cambiò nemmeno quando lo stato si unificò durante la seconda metà del XIX secolo. Anzi i governi, da segnalare quelli preseduti da Giovanni Giolitti, promossero la crescita dell’emigrazione…

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Cosa “pensa” di noi Facebook? Ecco come scoprirlo — Notizie Oggi

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Secondo uno studio americano 3 persone su 4 non sanno che Facebook colleziona i nostri dati a scopo pubblicitario e crea dei veri e propri identikit social. Ecco come trovare il nostro.

Una mega multa mai vista prima: è quella che secondo il Washington Post potrebbe presto colpire Facebook per chiudere l’inchiesta sugli abusi in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica, la società privata che in tempo di elezioni presidenziali americane ha avuto accesso e utilizzato impropriamente i dati di 87 milioni di persone. Facebook, secondo la Federal Trade Commission, si sarebbe dimostrata incapace di proteggere adeguatamente la privacy dei propri utenti, e l’accordo comprenderebbe, oltre alla multa,  anche l’obbligo di rivedere le attuali policy con controlli periodici.

 

Tutti sull’elenco. La notizia della multa miliardaria ha rimesso al centro del discorso la gestione dei nostri dati da parte di Facebook, cioè cosa sanno realmente di noi a Menlo Park. Per scoprirlo in realtà basta poco. Facebook fornisce infatti agli utenti la possibilità di vederlo: è l’elenco tratti e interessi dove raccoglie i gusti di quasi tutti gli utenti attivi. Lo scopo è pubblicitario: conoscere ciò che piace alla gente è il punto di partenza per creare annunci pubblicitari su misura e più efficaci e per creare un “identikit” con le nostre preferenze e i tratti sociali, da rendere eventualmente disponibili alle aziende (e negli Usa, come è successo, anche ai partiti politici).

 

Leggendo quell’elenco si scopre cosa Facebook sa (o pensa) di noi: dai nostri gusti sessuali al grado di alfabetizzazione tecnologica (con l’indicazione dettagliata dei modelli di smartphone, tablet ecc. che usiamo per collegarci), dai posti dove siamo stati in viaggio ai gruppi sociali di cui facciamo parte. Ma la vera notizia è che in pochi sanno dell’esistenza di quest’elenco (per vedere il proprio basta cliccare qui).

A dirlo è uno studio recente del Pew Research (un organismo indipendente americano che conduce ricerche demografiche su problemi sociali, opinione pubblica ecc.) secondo cui dopo più di 10 anni di attività e nonostante scandali come Cambridge Analytica, la stragrande maggioranza degli utenti continua a non sapere che Facebook raccoglie questo tipo di informazioni. I ricercatori hanno intervistato quasi un migliaio di cittadini statunitensi, chiedendo loro se erano a conoscenza dell’elenco di “tratti e interessi”, che come avverte Facebook “influisce sulle inserzioni che vedi e controlla la tua esperienza con le inserzioni”. Ebbene, il 74% degli intervistati non sapeva dell’esistenza della lista. E il 51% ha dichiarato di non essere a proprio agio con il fatto che Facebook compila queste informazioni.

 

Perché è importante. Non è una questione da poco se si pensa che in molti paesi Facebook non si limita a tracciare i gusti del pubblico, ma ne monitora anche le preferenze politiche e “etniche”. Il social network, secondo il Pew, assegna una categoria politica a circa la metà dei suoi utenti (51%). Tra coloro ai quali viene assegnata, il 73% afferma che la categorizzazione politica è molto o piuttosto accurata. E non è tutto. Per alcuni utenti, Facebook prevede anche una categoria chiamata “affinità multiculturale“, che intenderebbe definire l’affinità di un iscritto con vari gruppi etnici e razziali, se non addirittura indicare la sua reale origine etnica.

 

Nel complesso, il 60% degli utenti a cui viene assegnata una categoria di affinità multiculturale afferma di avere un’affinità molto o piuttosto forte per il gruppo a cui è stato assegnato, mentre il 37% afferma che la loro affinità per quel gruppo non è particolarmente forte. Circa il 57% di coloro che sono assegnati a questa categoria affermano di considerarsi effettivamente membri del gruppo etnico a cui Facebook li ha assegnati.

 

Ma, come era facilmente prevedibile, una simile classificazione si presta come minimo all’equivoco e ha già generato diverse polemiche. Così, tra le pressioni del Congresso da una parte, e le indagini condotte da ProPublica (una redazione indipendente che senza fini di lucro che dichiara di occuparsi di “giornalismo investigativo con forza morale”) dall’altra, la scorsa estate Facebook ha firmato un accordo col quale si impegna a impedire che gli inserzionisti escludano gli utenti sulla base “della razza, dalla religione, dall’orientamento sessuale” e di eventuale appartenenza a “classi protette”.

 

via Cosa “pensa” di noi Facebook? Ecco come scoprirlo — Notizie Oggi

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