Oppido Lucano e Melfi (PZ): Evasioni dalla detenzione domiciliare. Due arresti dei Carabinieri.

I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Acerenza (PZ) e della Stazione di Melfi, nelle scorse serate di sabato e domenica, hanno arrestato in flagranza di reato due soggetti ritenuti responsabili di evasione dalla detenzione domiciliare.

In particolare, nel primo caso, ad Oppido Lucano, un 40enne, sottoposto a detto regime restrittivo, a seguito dei controlli effettuati dai militari, non è stato trovato presso il proprio domicilio, dove è stato successivamente rintracciato dopo più di tre ore, arco temporale nel quale i Carabinieri hanno avviato le ricerche in paese e nelle aree circostanti.

In Melfi, invece, i Carabinieri, durante l’esecuzione di un servizio perlustrativo sul territorio, hanno  sorpreso un 63enne che passeggiava lungo le vie del centro abitato, nonostante la sottoposizione alla detenzione domiciliare.

In entrambe le occasioni, i Carabinieri hanno tratto in arresto i due uomini poiché autori di violazioni alle prescrizioni loro imposte.

I due episodi rientrano nelle attività di controllo del territorio che i Carabinieri del Comando Provinciale di Potenza stanno predisponendo nei confronti delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o a misure di prevenzione irrogate sotto il profilo della pericolosità sociale, limitativi della libertà personale, così da assicurare che gli obblighi che ne derivano per i destinatari siano rispettati.

L’articolo Oppido Lucano e Melfi (PZ): Evasioni dalla detenzione domiciliare. Due arresti dei Carabinieri. proviene da Radio Laser.

via Oppido Lucano e Melfi (PZ): Evasioni dalla detenzione domiciliare. Due arresti dei Carabinieri. — Radio Laser

L’invasione degli ultracorpi

Onda Lucana

L’invasione degli ultracorpi

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

Come recita un vecchio adagio: a buon intenditor poche parole.

Ecco dunque che, allo stesso modo del bello ed inquietante film di fantascienza del 1956 “ l’invasione degli ultracorpi” in Italia, ma è un fenomeno comune a tutto il mondo occidentale, si assiste al progressivo e traumatico stravolgimento delle identità. Come se una possessione aliena interessasse tutte le forze politiche ed economiche. Non si spiega altrimenti il perché gente onesta e preparatissima agli albori della carriera pubblica presenti ragionevolissimi progetti sociali, per poi, una volta giunti al potere, tradirle puntualmente. Sembrano altre persone, eppure erano quelle che avevamo votato! Ne abbiamo viste di tutti i colori nel ventennio post prima Repubblica, laddove chi comunemente cambiava schieramento politico era visto come semplice voltagabbana, ma negli ultimi anni la distopia portata avanti dai soggetti al potere è così marcata che paiono davvero…

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il Macabro Mistero del pifferaio magico 💀

Il “pifferaio magico” (o meglio “il pifferaio di Hamelin“) è una delle fiabe classiche più conosciute in tutto il mondo.
La versione originale della fiaba del 1812, non prevedeva il lieto fine e i bambini venivano portati in una caverna nella quale venivano chiusi per sempre. Solo un bambino, zoppo, riusciva a salvarsi dal rapimento, perché non in grado di tenere il passo degli altri.

L’iscrizione affissa nel muro di una casa della città di Hamelin, risalente al 1600 circa, recita:

Anno 1284, nel giorno di San Giovanni e Paolo, il 26 giugno – un pifferaio con abiti variopinti adescò 130 bambini nati ad Hameln che furono persi al calvario del Koppen

Sono state fatte diverse ipotesi, sull’accaduto, le principali che sono state classicamente prese in considerazione sono 3:

  • I bambini furono portati a morire in montagna per evitare il contagio di tutta la popolazione con la malattia della “Corea di Sydenham”, anche detta “Il ballo di San Vito”, di cui si trovano riferimenti ne la “Cronaca di Erfurt” del 1237 e la “Cronaca di Maastricht” del 1278.
  • I bambini furono costretti a lasciare la città per una nuova Crociata dei Fanciulli o per una campagna militare. La crociata dei fanciulli è stata oggetto di ampio dibattito e sembra che sia frutto di un’interpretazione errata della parola latina “Puer” che è confondibile con la parola “Pauper”, che significa povero. Possibile invece la campagna militare, che invece era molto comune all’epoca e che coinvolgeva spesso anche i più piccoli.
  • I bambini furono protagonisti di una migrazione di massa verso l’Est Europa, riferimenti che si possono trovare anche nella prima versione della fiaba dei Grimm, che parla di come la caverna conducesse in realtà alla Transilvania, in Romania.

Un’altra ipotesi, che è assai interessante è quella avanzata da Gernot Hüsam, uno storico locale.

I baroni Spiegelbergs, cattolici convinti, erano decisi a eliminare le resistenze alla conversione religiosa della zona e, assoldato un cacciatore dagli abiti sgargianti, fecero sacrificare 130 bambini della città di Hamelin sopra ad un “calvario” (come quello di Cristo, sacrificato per salvare gli uomini) vicino alla città. Il calvario potrebbe essere il monte Ith, distante soltanto 15 chilometri dalla città di Hameln, dove si trova il Teufelsküche, la “Cucina del Diavolo”, un luogo perfetto per effettuare sacrifici di questo tipo e tradizionalmente legato a riti pagani. La collina Oberberg sulla catena rocciosa ci viene descritta dalla tradizione orale della città come teatro di riti e feste “demoniache”, sovente a sfondo sessuale, che venivano accompagnate dal suono di un pifferaio che suonava durante le cerimonie invitando i giovani alla danza.

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Euro, dollaro e la lotta ai centesimi — StereoType Magazine

Avviso in un esercizio commerciale per cui non si accettano monete da 1 e 2 centesimi di euro per i pagamenti in contanti, come adeguamento alla progressiva eliminazione e arrotondamento dei prezziL’eventuale risparmio rischia però di essere neutralizzato dall’ambiguo arrotondamento, specie se tenderà all’eccesso più che al difetto. Perché 1,2, 3 o 4 centesimi saranno niente, ma sommati giorno dopo giorno per milioni di cittadini potrebbero arrivare a qualcosa come 20 milioni di euro.Problema anche aggirabile, dato che che l’arrotondamento non vale per le transazioni elettroniche. Ma in Italia, secondo la BCE, l’86% dei pagamenti resta in contanti, contro una media europea dell’80%.Olanda, Belgio e Irlanda sono stati pionieri della lotta ai centesimi, rispettivamente dal 2004, 2014 e 2015. La Finlandia ha fatto ancora meglio (o peggio), introducendo l’arrotondamento dei prezzi contestualmente all’adozione dell’euro.L’Italia, sempre secondo un sondaggio della BCE del 2016, è nella media europea per quanto riguarda la scarsa sopportazione dei “ramini”. Il 63% del campione d’indagine ha dichiarato di usarli. In Lituania si sale all’84%, maglia nera è la Finlandia (ovviamente), con solo il 20%. Gli austriaci si sono invece dimostrati quelli più previdenti, con la maggiore tendenza a conservarli nel proverbiale porcellino.Molti Paesi del mondo hanno adottato misure simili sul proprio conio più basso. Dopo Canada, Australia e Nuova Zelanda, anche gli Stati Uniti hanno ceduto sui penny, le monetine da 1 centesimo, la cui produzione sarà bloccata dall’aprile 2020.Anche lì il dibattito è stato acceso, per le stesse problematiche. Partendo dal presupposto che al cambio un penny vale meno di un centesimo di euro, il loro utilizzo è ancora più limitato; i costi superano il valore nominale, proprio come in Europa; l’atteggiamento di chi ne usufruisce è decisamente più drastico.Più di un esperimento sociale ha fatto vedere come quasi nessuno si chini a raccogliere penny quando li trova per la strada; peggio ancora, un sondaggio della Gallup del 2002 ha evidenziato come il 2% delle persone li gettasse letteralmente nella spazzatura. Sommandoli a tutti quelli si perdono in giro e non vengono raccolti – almeno a New York, se ne trovavano per terra quasi ogni giorno – fa un discreto gruzzolo, visto che la zecca ci ha investito qualcosa come 136 milioni di dollari l’anno.due penny (centesimi) ” data-medium-file=”https://instereotype.files.wordpress.com/2019/04/my-two-cents.jpg?w=350&h=197″ data-large-file=”https://instereotype.files.wordpress.com/2019/04/my-two-cents.jpg?w=1024″ class=”wp-image-8563″ src=”https://instereotype.files.wordpress.com/2019/04/my-two-cents.jpg” style=”max-width:100%;” />

via Euro, dollaro e la lotta ai centesimi — StereoType Magazine

Il cuore e la coscienza 

Onda Lucana

Il cuore e la coscienza 

Tratto da:Onda Lucana ®by Antonio Lanza-Pescopagano (pz)

Desidero averti in questo momento

in cui il cuore freme per te amore,

l’innocenza si spegne con i tormenti

tra le mie braccia, io colgo il tuo fiore,

il fiore, che non avevo profanato mai,

mi spaventavo solo ad immaginarlo,

ora, che tu compari nei desideri miei,

apro lo scrigno e prendo la tua perla.

L’anima mia turbata si perde in volo

in un cielo immenso e senza nuvole,

la mano scorre sopra te, apre i veli,

che gioia intensa, come nelle favole.

I nostri li sogni vegliava un angelo,

non un momento ci ha abbandonati,

le tentazioni, una o forse centomila

l’ha preso poi su di sé, ci ha salvati.

L’amore come la primavera arriva

e ti fa scoprire un giardino vietato,

l’innocenza ti mette a dura prova

e la voglia d’amore non appagata.

Tu con…

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L’Italia in Libia, dalla cabina di regia al salto della quaglia — PAROLE LIBERE

al blog https://www.ariannaeditrice.it

di Alberto Negri – 28/04/2019

Contrordine giallo-verde. Per evitare un’altra clamorosa sconfitta come quella del 2011 con la caduta di Gheddafi, l’Italia obbedisce a Trump e invoca l’aiuto di Putin

I soliti sospetti: degli italiani non ci si può fidare. Cominciano con un alleato e finiscono con un altro. Il salto della quaglia in Libia è arrivato quando ormai da tempo si era capito che Serraj – sbarcato a Tripoli nel 2016 proprio dagli italiani – non lo voleva più nessuno di quelli che contano sulla scena internazionale punta più sul premier di Tripoli. A partire da Trump, cosa di cui si è accorta con un impercettibile ritardo persino la stampa americana.

Apprendiamo quindi da Conte a Pechino che «non stiamo né con Sarraj né con Haftar ma con il popolo libico».

Così per evitare un’altra clamorosa sconfitta come quella del 2011 con la caduta di Gheddafi, quando bombardammo il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo, ricevuto soltanto sei mesi prima a Roma in pompa magna, l’Italia dello sbiadito governo giallo-verde afferra il messaggio di Trump, favorevole al generale Khalifa Haftar, e tratta con Putin e il generale al Sisi, accontentandosi delle solite parole di circostanza sul caso Regeni.

È inutile girarci troppo intorno con le usuali parole pietose impiegate dalla nostra stampa per spiegare che eravamo rimasti isolati e con il cerino in mano. Soltanto degli illusi come i nostri governanti e un corteo di lacchè potevano pensare che ci avrebbero davvero affidato la «cabina di regia» in un Paese dove siamo stati potenza coloniale sconfitta nella seconda guerra mondiale e poi nuovamente battuti dalla defenestrazione di Gheddafi.

Forse qui non se lo ricorda più nessuno ma quando nel 1992 si trattò di andare in Somalia, altra ex colonia italiana precipitata del caos e nella carestia, gli americani non volevano neppure che sbarcassimo a Mogadiscio a difendere l’ambasciata e la sede della Cooperazione. Per tre giorni non diedero il permesso di atterrare sulla pista e quasi tutta la missione fu costellata di episodi in cui gli Usa mostrarono una forte diffidenza nei confronti del contingente italiano.

Da noi gli americani vogliono obbedienza non sovranismo da quattro soldi. Cosa che abbiamo prontamente fatto nel 2011 quando abbiamo dato subito le nostre basi per facilitare i raid su Gheddafi di Francia, Usa e Gran Bretagna. Una decisione del presidente della repubblica Napolitano che poi unì l’Italia ai bombardamenti della Nato. Anche per questo siamo i soliti sospetti.

A Tripoli abbiamo sostenuto un governo appoggiato dai Fratelli musulmani, cioè da un Islam politico uscito sconfitto dal colpo di stato in Egitto di al Sisi, dalla guerra in Siria e dall’isolamento del Qatar che ospita il capo della Fratellanza ed è stato sigillato dalle potenze del Golfo mentre diventava il nostro maggiore acquirenti di armi: gli abbiamo fornito 10 miliardi di euro tra navi, elicotteri e aerei in un anno e mezzo. Non è che gli altri, dagli Usa alla Francia, non facciano lo stesso ma a noi non sono consentiti gli stessi spregiudicati margini di manovra.

La stessa Turchia di Erdogan che appoggia Serraj è reduce – non da sola ovviamente – dalla sconfitta in Siria dove ha persino sostenuto il Califfato di al Baghadi pur di abbattere Assad. E infatti al vertice di Palermo dello scorso anno quando abbiamo ospitato il generale Haftar, i turchi se ne sono andati sbattendo la porta.

Il blitz del generale per conquistare rapidamente la capitale di al Serraj per il momento è fallito, ma prosegue l’accerchiamento diplomatico di un governo riconosciuto dalle Nazioni unite ma osteggiato da grandi potenze e attori regionali.

La prova dell’isolamento italiano è lo stallo al Consiglio di sicurezza. Gli Usa all’inizio della crisi avevano sostenuto una risoluzione britannica per chiedere lo stop dell’offensiva di Haftar, poi hanno cambiato posizione: da allora tutto è bloccato. L’Ue è riuscita ad approvare un appello alla fine delle ostilità ma non ha nominato Haftar dopo che la Francia ed altri Paesi si erano opposti.

Gli interessi in gioco, dal petrolio a quelli militari, e le alleanze trasversali, sullo sfondo della contrapposizione tra i filo islamisti di Tripoli e i loro avversari, stavano tagliando fuori l’Italia. Così adesso ricorriamo a Putin: il Cremlino si è sempre detto pronto a difendere gli interessi dell’Eni in Libia di cui è partner da tempo immemore. La conferma ulteriore che la caduta del Colonnello Gheddafi nel 2011 è stata la più grande sconfitta del Paese dalla seconda guerra mondiale.

via L’Italia in Libia, dalla cabina di regia al salto della quaglia — PAROLE LIBERE

Lunedì 6 maggio si riunisce il nuovo Consiglio regionale

La seduta inaugurale dell’undicesima legislatura sarà dedicata alla convalida provvisoria degli eletti, all’elezione del Presidente del Consiglio regionale, dell’Ufficio di Presidenza e della Giunta per le elezioni Il Consiglio regionale della Basilicata si riunirà lunedì 6 maggio 2019, alle ore 15,00, nell’aula Dinardo al piano terra del palazzo della Giunta regionale (Viale Verrastro n. 4…

via Lunedì 6 maggio si riunisce il nuovo Consiglio regionale — Radio Laser

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