Oppido Lucano e Melfi (PZ): Evasioni dalla detenzione domiciliare. Due arresti dei Carabinieri.

I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Acerenza (PZ) e della Stazione di Melfi, nelle scorse serate di sabato e domenica, hanno arrestato in flagranza di reato due soggetti ritenuti responsabili di evasione dalla detenzione domiciliare.

In particolare, nel primo caso, ad Oppido Lucano, un 40enne, sottoposto a detto regime restrittivo, a seguito dei controlli effettuati dai militari, non è stato trovato presso il proprio domicilio, dove è stato successivamente rintracciato dopo più di tre ore, arco temporale nel quale i Carabinieri hanno avviato le ricerche in paese e nelle aree circostanti.

In Melfi, invece, i Carabinieri, durante l’esecuzione di un servizio perlustrativo sul territorio, hanno  sorpreso un 63enne che passeggiava lungo le vie del centro abitato, nonostante la sottoposizione alla detenzione domiciliare.

In entrambe le occasioni, i Carabinieri hanno tratto in arresto i due uomini poiché autori di violazioni alle prescrizioni loro imposte.

I due episodi rientrano nelle attività di controllo del territorio che i Carabinieri del Comando Provinciale di Potenza stanno predisponendo nei confronti delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o a misure di prevenzione irrogate sotto il profilo della pericolosità sociale, limitativi della libertà personale, così da assicurare che gli obblighi che ne derivano per i destinatari siano rispettati.

L’articolo Oppido Lucano e Melfi (PZ): Evasioni dalla detenzione domiciliare. Due arresti dei Carabinieri. proviene da Radio Laser.

via Oppido Lucano e Melfi (PZ): Evasioni dalla detenzione domiciliare. Due arresti dei Carabinieri. — Radio Laser

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L’invasione degli ultracorpi

Onda Lucana

L’invasione degli ultracorpi

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

Come recita un vecchio adagio: a buon intenditor poche parole.

Ecco dunque che, allo stesso modo del bello ed inquietante film di fantascienza del 1956 “ l’invasione degli ultracorpi” in Italia, ma è un fenomeno comune a tutto il mondo occidentale, si assiste al progressivo e traumatico stravolgimento delle identità. Come se una possessione aliena interessasse tutte le forze politiche ed economiche. Non si spiega altrimenti il perché gente onesta e preparatissima agli albori della carriera pubblica presenti ragionevolissimi progetti sociali, per poi, una volta giunti al potere, tradirle puntualmente. Sembrano altre persone, eppure erano quelle che avevamo votato! Ne abbiamo viste di tutti i colori nel ventennio post prima Repubblica, laddove chi comunemente cambiava schieramento politico era visto come semplice voltagabbana, ma negli ultimi anni la distopia portata avanti dai soggetti al potere è così marcata che paiono davvero…

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il Macabro Mistero del pifferaio magico 💀

Il “pifferaio magico” (o meglio “il pifferaio di Hamelin“) è una delle fiabe classiche più conosciute in tutto il mondo.
La versione originale della fiaba del 1812, non prevedeva il lieto fine e i bambini venivano portati in una caverna nella quale venivano chiusi per sempre. Solo un bambino, zoppo, riusciva a salvarsi dal rapimento, perché non in grado di tenere il passo degli altri.

L’iscrizione affissa nel muro di una casa della città di Hamelin, risalente al 1600 circa, recita:

Anno 1284, nel giorno di San Giovanni e Paolo, il 26 giugno – un pifferaio con abiti variopinti adescò 130 bambini nati ad Hameln che furono persi al calvario del Koppen

Sono state fatte diverse ipotesi, sull’accaduto, le principali che sono state classicamente prese in considerazione sono 3:

  • I bambini furono portati a morire in montagna per evitare il contagio di tutta la popolazione con la malattia della “Corea di Sydenham”, anche detta “Il ballo di San Vito”, di cui si trovano riferimenti ne la “Cronaca di Erfurt” del 1237 e la “Cronaca di Maastricht” del 1278.
  • I bambini furono costretti a lasciare la città per una nuova Crociata dei Fanciulli o per una campagna militare. La crociata dei fanciulli è stata oggetto di ampio dibattito e sembra che sia frutto di un’interpretazione errata della parola latina “Puer” che è confondibile con la parola “Pauper”, che significa povero. Possibile invece la campagna militare, che invece era molto comune all’epoca e che coinvolgeva spesso anche i più piccoli.
  • I bambini furono protagonisti di una migrazione di massa verso l’Est Europa, riferimenti che si possono trovare anche nella prima versione della fiaba dei Grimm, che parla di come la caverna conducesse in realtà alla Transilvania, in Romania.

Un’altra ipotesi, che è assai interessante è quella avanzata da Gernot Hüsam, uno storico locale.

I baroni Spiegelbergs, cattolici convinti, erano decisi a eliminare le resistenze alla conversione religiosa della zona e, assoldato un cacciatore dagli abiti sgargianti, fecero sacrificare 130 bambini della città di Hamelin sopra ad un “calvario” (come quello di Cristo, sacrificato per salvare gli uomini) vicino alla città. Il calvario potrebbe essere il monte Ith, distante soltanto 15 chilometri dalla città di Hameln, dove si trova il Teufelsküche, la “Cucina del Diavolo”, un luogo perfetto per effettuare sacrifici di questo tipo e tradizionalmente legato a riti pagani. La collina Oberberg sulla catena rocciosa ci viene descritta dalla tradizione orale della città come teatro di riti e feste “demoniache”, sovente a sfondo sessuale, che venivano accompagnate dal suono di un pifferaio che suonava durante le cerimonie invitando i giovani alla danza.

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Euro, dollaro e la lotta ai centesimi — StereoType Magazine

Avviso in un esercizio commerciale per cui non si accettano monete da 1 e 2 centesimi di euro per i pagamenti in contanti, come adeguamento alla progressiva eliminazione e arrotondamento dei prezziL’eventuale risparmio rischia però di essere neutralizzato dall’ambiguo arrotondamento, specie se tenderà all’eccesso più che al difetto. Perché 1,2, 3 o 4 centesimi saranno niente, ma sommati giorno dopo giorno per milioni di cittadini potrebbero arrivare a qualcosa come 20 milioni di euro.Problema anche aggirabile, dato che che l’arrotondamento non vale per le transazioni elettroniche. Ma in Italia, secondo la BCE, l’86% dei pagamenti resta in contanti, contro una media europea dell’80%.Olanda, Belgio e Irlanda sono stati pionieri della lotta ai centesimi, rispettivamente dal 2004, 2014 e 2015. La Finlandia ha fatto ancora meglio (o peggio), introducendo l’arrotondamento dei prezzi contestualmente all’adozione dell’euro.L’Italia, sempre secondo un sondaggio della BCE del 2016, è nella media europea per quanto riguarda la scarsa sopportazione dei “ramini”. Il 63% del campione d’indagine ha dichiarato di usarli. In Lituania si sale all’84%, maglia nera è la Finlandia (ovviamente), con solo il 20%. Gli austriaci si sono invece dimostrati quelli più previdenti, con la maggiore tendenza a conservarli nel proverbiale porcellino.Molti Paesi del mondo hanno adottato misure simili sul proprio conio più basso. Dopo Canada, Australia e Nuova Zelanda, anche gli Stati Uniti hanno ceduto sui penny, le monetine da 1 centesimo, la cui produzione sarà bloccata dall’aprile 2020.Anche lì il dibattito è stato acceso, per le stesse problematiche. Partendo dal presupposto che al cambio un penny vale meno di un centesimo di euro, il loro utilizzo è ancora più limitato; i costi superano il valore nominale, proprio come in Europa; l’atteggiamento di chi ne usufruisce è decisamente più drastico.Più di un esperimento sociale ha fatto vedere come quasi nessuno si chini a raccogliere penny quando li trova per la strada; peggio ancora, un sondaggio della Gallup del 2002 ha evidenziato come il 2% delle persone li gettasse letteralmente nella spazzatura. Sommandoli a tutti quelli si perdono in giro e non vengono raccolti – almeno a New York, se ne trovavano per terra quasi ogni giorno – fa un discreto gruzzolo, visto che la zecca ci ha investito qualcosa come 136 milioni di dollari l’anno.due penny (centesimi) ” data-medium-file=”https://instereotype.files.wordpress.com/2019/04/my-two-cents.jpg?w=350&h=197″ data-large-file=”https://instereotype.files.wordpress.com/2019/04/my-two-cents.jpg?w=1024″ class=”wp-image-8563″ src=”https://instereotype.files.wordpress.com/2019/04/my-two-cents.jpg” style=”max-width:100%;” />

via Euro, dollaro e la lotta ai centesimi — StereoType Magazine

Il cuore e la coscienza 

Onda Lucana

Il cuore e la coscienza 

Tratto da:Onda Lucana ®by Antonio Lanza-Pescopagano (pz)

Desidero averti in questo momento

in cui il cuore freme per te amore,

l’innocenza si spegne con i tormenti

tra le mie braccia, io colgo il tuo fiore,

il fiore, che non avevo profanato mai,

mi spaventavo solo ad immaginarlo,

ora, che tu compari nei desideri miei,

apro lo scrigno e prendo la tua perla.

L’anima mia turbata si perde in volo

in un cielo immenso e senza nuvole,

la mano scorre sopra te, apre i veli,

che gioia intensa, come nelle favole.

I nostri li sogni vegliava un angelo,

non un momento ci ha abbandonati,

le tentazioni, una o forse centomila

l’ha preso poi su di sé, ci ha salvati.

L’amore come la primavera arriva

e ti fa scoprire un giardino vietato,

l’innocenza ti mette a dura prova

e la voglia d’amore non appagata.

Tu con…

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L’Italia in Libia, dalla cabina di regia al salto della quaglia — PAROLE LIBERE

al blog https://www.ariannaeditrice.it

di Alberto Negri – 28/04/2019

Contrordine giallo-verde. Per evitare un’altra clamorosa sconfitta come quella del 2011 con la caduta di Gheddafi, l’Italia obbedisce a Trump e invoca l’aiuto di Putin

I soliti sospetti: degli italiani non ci si può fidare. Cominciano con un alleato e finiscono con un altro. Il salto della quaglia in Libia è arrivato quando ormai da tempo si era capito che Serraj – sbarcato a Tripoli nel 2016 proprio dagli italiani – non lo voleva più nessuno di quelli che contano sulla scena internazionale punta più sul premier di Tripoli. A partire da Trump, cosa di cui si è accorta con un impercettibile ritardo persino la stampa americana.

Apprendiamo quindi da Conte a Pechino che «non stiamo né con Sarraj né con Haftar ma con il popolo libico».

Così per evitare un’altra clamorosa sconfitta come quella del 2011 con la caduta di Gheddafi, quando bombardammo il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo, ricevuto soltanto sei mesi prima a Roma in pompa magna, l’Italia dello sbiadito governo giallo-verde afferra il messaggio di Trump, favorevole al generale Khalifa Haftar, e tratta con Putin e il generale al Sisi, accontentandosi delle solite parole di circostanza sul caso Regeni.

È inutile girarci troppo intorno con le usuali parole pietose impiegate dalla nostra stampa per spiegare che eravamo rimasti isolati e con il cerino in mano. Soltanto degli illusi come i nostri governanti e un corteo di lacchè potevano pensare che ci avrebbero davvero affidato la «cabina di regia» in un Paese dove siamo stati potenza coloniale sconfitta nella seconda guerra mondiale e poi nuovamente battuti dalla defenestrazione di Gheddafi.

Forse qui non se lo ricorda più nessuno ma quando nel 1992 si trattò di andare in Somalia, altra ex colonia italiana precipitata del caos e nella carestia, gli americani non volevano neppure che sbarcassimo a Mogadiscio a difendere l’ambasciata e la sede della Cooperazione. Per tre giorni non diedero il permesso di atterrare sulla pista e quasi tutta la missione fu costellata di episodi in cui gli Usa mostrarono una forte diffidenza nei confronti del contingente italiano.

Da noi gli americani vogliono obbedienza non sovranismo da quattro soldi. Cosa che abbiamo prontamente fatto nel 2011 quando abbiamo dato subito le nostre basi per facilitare i raid su Gheddafi di Francia, Usa e Gran Bretagna. Una decisione del presidente della repubblica Napolitano che poi unì l’Italia ai bombardamenti della Nato. Anche per questo siamo i soliti sospetti.

A Tripoli abbiamo sostenuto un governo appoggiato dai Fratelli musulmani, cioè da un Islam politico uscito sconfitto dal colpo di stato in Egitto di al Sisi, dalla guerra in Siria e dall’isolamento del Qatar che ospita il capo della Fratellanza ed è stato sigillato dalle potenze del Golfo mentre diventava il nostro maggiore acquirenti di armi: gli abbiamo fornito 10 miliardi di euro tra navi, elicotteri e aerei in un anno e mezzo. Non è che gli altri, dagli Usa alla Francia, non facciano lo stesso ma a noi non sono consentiti gli stessi spregiudicati margini di manovra.

La stessa Turchia di Erdogan che appoggia Serraj è reduce – non da sola ovviamente – dalla sconfitta in Siria dove ha persino sostenuto il Califfato di al Baghadi pur di abbattere Assad. E infatti al vertice di Palermo dello scorso anno quando abbiamo ospitato il generale Haftar, i turchi se ne sono andati sbattendo la porta.

Il blitz del generale per conquistare rapidamente la capitale di al Serraj per il momento è fallito, ma prosegue l’accerchiamento diplomatico di un governo riconosciuto dalle Nazioni unite ma osteggiato da grandi potenze e attori regionali.

La prova dell’isolamento italiano è lo stallo al Consiglio di sicurezza. Gli Usa all’inizio della crisi avevano sostenuto una risoluzione britannica per chiedere lo stop dell’offensiva di Haftar, poi hanno cambiato posizione: da allora tutto è bloccato. L’Ue è riuscita ad approvare un appello alla fine delle ostilità ma non ha nominato Haftar dopo che la Francia ed altri Paesi si erano opposti.

Gli interessi in gioco, dal petrolio a quelli militari, e le alleanze trasversali, sullo sfondo della contrapposizione tra i filo islamisti di Tripoli e i loro avversari, stavano tagliando fuori l’Italia. Così adesso ricorriamo a Putin: il Cremlino si è sempre detto pronto a difendere gli interessi dell’Eni in Libia di cui è partner da tempo immemore. La conferma ulteriore che la caduta del Colonnello Gheddafi nel 2011 è stata la più grande sconfitta del Paese dalla seconda guerra mondiale.

via L’Italia in Libia, dalla cabina di regia al salto della quaglia — PAROLE LIBERE

Lunedì 6 maggio si riunisce il nuovo Consiglio regionale

La seduta inaugurale dell’undicesima legislatura sarà dedicata alla convalida provvisoria degli eletti, all’elezione del Presidente del Consiglio regionale, dell’Ufficio di Presidenza e della Giunta per le elezioni Il Consiglio regionale della Basilicata si riunirà lunedì 6 maggio 2019, alle ore 15,00, nell’aula Dinardo al piano terra del palazzo della Giunta regionale (Viale Verrastro n. 4…

via Lunedì 6 maggio si riunisce il nuovo Consiglio regionale — Radio Laser

Potenza e provincia: Attività di contrasto dei Carabinieri alle truffe on-line. Denunciate 15 persone.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Potenza, nel contesto delle varie iniziative adottate per tutelare le fasce deboli, spesso vittime di raggiri e indotte in buona fede ad acquistare prodotti commerciali o consegnare somme di denaro, hanno ulteriormente intensificato le attività finalizzate a prevenire le truffe in danno dei cittadini lucani. In tale ambito, i…

via Potenza e provincia: Attività di contrasto dei Carabinieri alle truffe on-line. Denunciate 15 persone. — Radio Laser

L’INCANTO DEL CANTO

Onda Lucana

L’INCANTO DEL CANTO

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

Un crescendo quasi rossiniano. Un lirismo assoluto: come un pezzetto di eterno rubato al cielo, agli dei o a Dio stesso. Dopotutto: “credevo a Maometto come a Babbo Natale, che poi fondamentalmente è uguale”, cantavano non molto tempo fa gli Zen Circus. Prima di andare a San Remo, tanto per intenderci. C’è chi dice che il buco nero sia l’immagine di Dio, chi dice che la Supernova  (Nova in inglese) sia la dichiarazione più assoluta della nostra inanità. C’è bisogno di fede per sostenere entrambe le asserzioni, a chi è laico e non ha, per ovvie ragioni, queste verità assolute, dogmatiche e fideistiche belle e pronte, tutto questo non accade. La nostra misera ragione dinanzi a tanta bellezza muta si arrende, come voleva il Pascoli dinanzi al dolore stesso che “è più…

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Il caso delle ossa in Nunziatura e la vergogna nazionale del giornalismo italiano

Clickbait, clickbaitclickbaitclickbait… in tutte le salse ed in tutti i modi possibili avrete già sentito questa parola, ne avrete sperimentato i risultati e avrete capito di cosa tratta. Se non sapete cosa sia, cliccate qua e poi tornate a leggermi. Molti di voi non sono cattolici e diffideranno del mio blog e del sottoscritto in quanto dichiaratamente ed esplicitamente cattolico; non importa, tranquilli, leggete pure quanto segue.

Di recente sono state scoperte delle ossa in Nunziatura a Roma. Qualcuno ci ha voluto mangiare fin da subito: ha visto il potenziale editoriale per avere views e click illimitate e ha subito fatto 2+2.

“Se ci sono delle ossa, scriviamo nel titolo il nome Emanuela Orlandi e tiriamo su un po’ di audience: faremo milioni di click e i profitti derivati dalle pubblicità aumenteranno.”
pensiero medio del giornalista italiano

Ecco quindi spuntare delle ossa buttate lì non si sa quando ed ecco subito uscire fuori i nomi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due figlie di un Italia che nasconde le porcherie che compie. Le ossa spuntano e via con trilioni di editoriali online tutti pronti a supportare il nesso inventato di sana pianta, copiando l’idea di qualcun altro: neanche i ragazzini delle medie che si passano il foglietto sotto banco durante il compito di matematica. Ma ora mettetevi comodi perchè sto per narrarvi quanto successo nel mese di novembre scorso: un processo senza fine che denota tutta l’ignoranza “top club” del sistema giornalistico italiano.


Giornalismo italiano: cronache di una vergogna annunciata
O “Come creare dal nulla un opportunità editoriale da mille ed una notte
O “L’inaspettata virtù dell’ignoranza”

(scegliete quello che più vi piace)

Step 0 – scrivere subito due nomi grossi: Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. “Forse sono loro!”

Banale, ovviale, scontato e anche largamente ignorante: creare subito un nesso che susciti immediato interesse attivando l’impulso della curiosità e del sensazionalismo emotivo dell’italiano. Mettere nell’intestazione primaria due nomi a cui il popolo italiano è legato da decenni: il resto lo faranno i visitatori. Mettiamo l’equazione (inventata) “ossa = forse di Emanuela e Mirella” e via con centinaia di migliaia di click in 30 secondi. Se qualcuno ci dice da dove è partito il nesso, rispondiamo “da una fonte in Vaticano”.

Step 1 – risultati delle ossa entro lunedì! (e il pubblico torna a cliccare)

Dopo essere state trovate, cosa succede alle ossa in Nunziatura? E’ semplice: devono venire analizzate, studiate, elaborate. Però, il giornalista italiano medio si preoccupa di avere i 100.000 visitatori unici oggi così come domani. E allora, come fare per far tornare il pubblico anche domani? Ma certo: diciamo che i risultati delle ossa si avranno entro lunedì. Nessuno ha mai detto che si avranno entro questa data, ma noi diciamolo pure. Il pubblico casuale cliccherà e grazie alla monetizzazione online(fondata sul numero click pervenuti con ads attivi) faremo un fatturato ancora più grasso.

Step 2 – giunto il lunedì, i risultati (in realtà) arriveranno entro la prossima settimana! “Entro lunedì tutto pronto”

Arriva il lunedì e, ovviamente, dei risultati neanche l’ombra. Il popolo si sente preso per il deretano? Il gioco sta per crollareStiamo per perdere la gallina dalle uova d’oro che potrebbe assicurarci la prima pagina Google per un mese intero? Come facciamo a reggere tutto questo ambaradam irreale? E’ semplice: diciamo che in realtà i dati arriveranno entro 7-8 giorni! E così sia: dati sulle ossa con profilo genetico entro la prossima settimana —– “questa volta per davvero”, eh.

Step 3 – “ci siamo sbagliati scusate”: il profilo genetico arriverà entro 7-8 giorni! “Entro lunedì tutti i risultati”

Un altra settimana passata e sui risultati non si vede neanche il riflesso di un ombra sputata con un pennello male andato. Ovviamente non si hanno notizie certe ed ufficiali sul riscontro delle ossa. Le informazioni su sesso, età, datazione ed altro sono state rinviate fino a quando non sarà stato ricostruito il profilo genetico. E questo profilo genetico, con risultato del DNA “Orlandi/Gregori” annesso, quando si avrà? Ma certo: entro lunedì! Tutto ufficiale questa volta: ancora una settimana e sapremo tutto. Tutti pronti a regalare 1ml (un milione) di click a tutte le testate online, le quali, come dei maiali, stanno nel fango a fagocitare tutto.

Step 4 – una settimana dopo: “profilo genetico con comparazione del DNA entro una settimana”

Un altra settimana è passata, a me è cresciuta la barba e… i risultati? Nothin’zeroas usual (cit.). Il nulla assoluto. Ma cosa si viene a sapere, tramite una fonte ufficiale con prova video (il medico delle analisi scientifiche, N.d.)? Che per la ricostruzione del profilo genetico potranno volerci tra le 2 e le 3 settimane. Ma allora questa “finestra temporale” di una settimana da dove è uscita fuori? I medici lo avevano detto ma, il sistema giornalistico italiano, doveva pur reggere il gioco un altro po’: e allora prendiamo il numero “3” e facciamolo diventare “1” — “perchè tanto non se ne accorge nessuno eh”. Diciamo che i risultati si avranno “entro lunedì” e tutti contenti. “Entro lunedì” è già leggenda, è diventato il mito digitale costruito attorno al caso: ad ogni settimana che passa, “entro lunedì” è sempre il tempo promesso per avere questi risultati. Siamo quasi nel 2019 ma, occhio, entro lunedì si sapranno, eh!

Step 5 – Primi risultati preliminari: “non sono di Emanuela e Mirella” — “ma non è colpa nostra eh, non volevamo mica fare sensazionalismo per fare audience: abbiamo solo riportato ciò che ci dicevano”

La fine della vergognaDe Prufundis già scritto. Prima o poi questi risultati dovevano spuntare fuori e, ovviamente, il gioco doveva finire. La finestra temporale inventatadai “giornalisti” è stata smentita: non ci vorrà una settimana, non si sapranno notizie certe “entro lunedì’”. Non si avrà un profilo genetico a portata di mano “entro la prossima settimana”. Ma c’è di più: il profilo genetico non è mai stato ricostruito (non ancora), la comparazione del DNA con la famiglia Orlandi e Gregori non è stata fatta (alla faccia dei 7-8 giorni di tempo) e, di seguito, non si hanno mai avuti dati ufficiali e comprovati per definire l’origine di queste ossa ritrovate. Gli esami della datazione con prova del Carbonio 14 sarebbero iniziate soltanto il 30 novembre. Ma allora cosa hanno detto tutto questo tempo? Un mucchio di informazioni inventate dal nulla. Illazioni e interpretazioni sparate a zero. Infine, dalle prime informazioni preliminariricavate sulle ossa giunte in questi giorni, è già stato detto che no, le povere adolescentiscomparse Emanuela Orlandi e Mirella Gregori non c’entrano assolutamente nulla. Ma dai?


Il risultato finale?
Clickbait + false speranze × sensazionalismo = Ignoranza e mancanza di rispetto

Il risultato finale è l’ennesimo prodotto dell’ignoranza. Allora, anziché inventare ipotesisupportare fake news/notizie inventate ed irreali dall’alba a mezzanotte, buttare giù una marea di macro-informazioni inventate (forse sono di Emanuela, risultati entro lunedì, appartengono ad una donna, etc…), mettere in mezzo teorie e nomi che non esistono, l’unica cosa che un “giornalista” serio doveva fare era la seguente: starsene zitto.

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Limitarsi a riportare semplicemente quello che c’era senza inventarsi il resto. Non avanzare ipotesi probabilistiche-interpretative che non esistono, non mettere in mezzoinformazioni irreali, non veicolare cose mai dette, mai espresse, mai sentite, senza fonte e senza certezzaNon dire “potrebbe essere che…” ma dire solo ciò che ci era dato realmente sapere. Cioè: nulla. Ma è dura guadagnare con notizie “vuote”, giusto? Devono pur assicurarsi la paga mensile. Più le notizie sono imbastardite di micro e macro informazioni “grasse”, maggiore è il monte di visualizzazioni giornaliero.

Bisognava stare zitti e mettere in gioco quei due nomi solo quando si avrebbe avuto la certezza che quelle ossa potessero effettivamente avere a che fare con loro, Emanuela e Mirella. Così un vero giornalista, professionista o pubblicista che sia, si sarebbe comportato. Ma il potere del clickbait è come il sessoè difficile resistergli. In gioco ci sono troppi soldi grazie alla monetizzazione digitale (+ click unici con pubblicità integrate = più introiti). E’ stato quindi dura non creare l’ennesimo caso di vaporware editoriale online. Menomale che per diventare “giornalisti” bisogna: avere la laurea, fare il master, fare 2 anni di servizio in regola presso una testata registrata presso il tribunale e superare l’esame per il patentino. Dietro questi “articoli” c’è gente che ha esattamente questi requisiti: menomale, eh!

Ora, dopo tutto questo casino, dopo tutto questo frastuono iperbolico, cosa hanno ottenuto? Qual’è stato il risultato per “il mondo”? A noi cosa è venuto tra le mani? Solamente false speranze create ad hoc. Ovvero, il nulla. Per loro, tanti click gratuiti grazie ai quali potranno così constatare che si, questo mese hanno guadagnato di più grazie al programma di monetizzazione Google AdSense.

E dopo tutto questo bordellocosa ne viene? Che il giornalismo italiano ha denotato tutte le falle, l’ignoranza e un modello fallimentare di gestione, passaggio e creazione dell’informazione che ha del diabolicoTutto da rifare? Più che altro, c’è da chiedersi come questi “giornalisti” di questo meraviglioso “sistema editoriale italiano” non abbiano rispetto nemmeno dei morti. E delle loro famiglie. Domanda retorica? Certo: chi è ignorante agisce sempre per ignoranza, senza rendersene conto.


Cronologia della vergogna
Ricetta “frittatone misto di cipolle

Ingredienti:

  1. 500g di sensazionalismo
  2. 800g di dati temporali e sostantivi (nomi di cose e persone) inesistenti
  3. Interpretazioni inventate vendute come realtà probabile al 90%
  4. 300g di colpa alla Chiesa

Fake news vs. realtà 

  • Fake news: forse le ossa sono di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori
    Realtà: nesso inventato di sana pianta dalla prima testata che riuscì a mettersi dinanzi la Nunziatura il giorno del ritrovamento: info poi copiata da tutte le altre! Nessuno poteva fare illazioni del genere senza una fonte ufficiale.
  • Fake news: le ossa sono forse di una donna tra i 25 e i 30 anni
    Realtà: nessuno dei medici aveva mai detto alcunché, nessuno aveva mai parlato.
  • Fake news: risultati delle ossa entro lunedì (strategia ripetuta per 4 settimane ad ogni settimana)
    Realtà: nessuno dai laboratori medici aveva mai detto una tale cosa.
  • Fake news: risultati del profilo genetico entro lunedì
    Realtà: dato inventato di sana pianta: mai esposto nulla del genere da parte dei medici, della polizia, dell’analisi scientifica
  • Fake news: risultati del DNA la prossima settimana
    Realtà: falso. Nessuno dei laboratori della scientifica si era anche solo lontanamente esposto. Abbiamo avuto i primi risultati preliminari solo dopo quasi 4 settimane, la prova del carbonio 14 è stata fatta soltanto il 30 novembre e per la comparazione del DNA sarebbe servita ancora qualche altra settimana. Nessuno della polizia scientifica aveva mai detto che si avrebbero avuti risultati sulle ossa, sul profilo genetico e sulla comparazione del DNA entro una 7 giorni. Solo quando la fonte ufficiale ha parlato (la polizia scientifica), si è venuto a sapere che ci sarebbero volute settimane e settimane e che la datazione sarebbe stata fatta solo il 30 novembre (un mese dopo).

Risultato:

  1. non è mai esistito nessun nesso Orlandi/Gregori
  2. i primi risultati sarebbero venuti solo un mese dopo e mai “entro lunedì”
  3. nessuna info ufficiale ha varcato le soglie dei laboratori di analisi se non prima di 3 settimane
  4. tutte le info sulle ossa, su chi potrebbero appartenere e altro sono state puramente inventate.

92 minuti di applausi al giornalismo italiano!

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“Ma Fabio, noi abbiamo solo fatto un ipotesi per il bene del popolo: è il nostro dovere di giornalisti…”

Ho due risposte per te: la prima è un immagine che vale più di mille parole.

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La seconda non te la dico perchè so un signore (cit).

via Il caso delle ossa in Nunziatura e la vergogna nazionale del giornalismo italiano | Clickbait anche su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori — Il blog cattolico di Fabio Arancio

Macchinisti ubriachi in orario di servizio, Frecciarossa soppresso

Il capotreno sta per salire sul convoglio ma si accorge subito che qualcosa non torna. Il macchinista incaricato non riesce nemmeno ad aprire lo sportello del Frecciarossa. Sottoposto all’alcol test, risulta positivo. Si tratta di un 35enne. Il secondo macchinista, un 21enne, non si presenta nemmeno al lavoro. Per il 35enne viene rilevato un tasso…

via Macchinisti ubriachi in orario di servizio, Frecciarossa soppresso — La Notizia.net

I tuoi ricordi

Onda Lucana

I tuoi ricordi

Tratto da:Onda Lucana ®by Antonio Lanza-Pescopagano (pz)

Il mio cuore galleggia sul tuo mare

non vedo più la vela del tuo amore,

come te si è perduta in lontananza,

io cerco nel cielo l’ultima speranza.

Sento una carezza, un alito di vento

mi sfiora il viso, è solo un momento,

poi lontana sento arrivare la bufera,

mi sento smarrito non so cosa fare.

Il buio, il freddo, tutte le mie paure,

togliesti tu con un bacio quella sera

non per pietà e dicesti è cosa seria,

io ti amo, e solo tu sei il mio delirio.

La tua mano caldo sul corpo stanco,

la luce spegnevi dal soffitto bianco,

sospiri profondi e luoghi inesplorati,

quella volta giuro che mi hai amato.

Il tuo profumo spandevi nella stanza,

si aprivano le braccia alla fragranza,

scivolavo in te in un vortice infinito,

noi nel buio, ma il sole…

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Progetto shock in Australia: uccidere due milioni di gatti entro il 2020

(Pixabay)
SYDNEY – In totale, la popolazione di gatti selvatici in Australia è stimata in circa sei milioni. Ora il governo vuole ucciderne almeno un terzo. Nel 17° secolo, i felini furono portati in Australia dai coloni europei. Oggi popolano il 99,8 % del paese, secondo un rapporto di ricerca del 2017. Il paese ha messo nel mirino da lungo tempo gli amici a quattro zampe. Già nel 2015 è stato lanciato un piano quinquennale per ridurre gradualmente il numero di essi. La ragione di questo è che i gatti selvatici sono ritenuti tra quelle specie invasive che minacciano altri animali del continente, distruggendo la biodiversità.
Nel frattempo, sarebbero responsabili dell’estinzione di una stima di 20 specie di mammiferi. Soprattutto, gli uccelli sarebbero minacciati – più di un milione di loro cadono vittima dei gatti selvatici ogni giorno. Come riferisce la CNN, alcune province hanno già messo una taglia di 9 euro per ogni gatto ucciso. L’organizzazione per i diritti degli animali PETA ha descritto questo come “crudele”. La critica viene anche dagli ecologisti. Tim Doherty della Deakin University concorda, secondo la CNN, che i gatti selvatici rappresentano un grave onere per le specie indigene, ma ritiene che il numero di gatti sia basato su “conoscenze scientifiche traballanti”.
Una stima del 2015 ha parlato di 18 milioni di gatti. “Se vuoi implementare un progetto, prima devi avere un obiettivo valido, ma finora non ci sono misure valide”, ha detto Doherty, secondo la BBC. Inoltre, uccidere semplicemente i gatti non significa necessariamente salvare la vita di altri animali. Le specie minacciate di estinzione esistono anche senza gatti selvatici. Tra le altre cose, si dimentica la deforestazione e le miniere.
“È possibile che i gatti possano essere usati come distrazione in una certa misura”, ha detto Doherty. Conclusioni certamente condivisibili, per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, perchè è possibile senz’altro avviare progetti di riduzione della popolazione di gatti selvatici, come la loro progressiva sterilizzazione, senza arrivare alla misura più estrema e cruenta del loro sterminio di massa.

via Progetto shock in Australia: uccidere due milioni di gatti entro il 2020 — GIORNALE DI PUGLIA

DI TERRA E DI CIELO 2019: cinema, ambiente, natura e esplorazione

Per una gradita coincidenza, nei giorni in cui Greta Thunberg si trovava in italia, è stato presentato il programma ufficiale della dodicesima edizione di “Di Terra e di Cielo”, rassegna cinematografica dedicata alla natura, all’ambiente e all’esplorazione, con decine di appuntamenti dal 2 maggio al 9 giugno a Varese e dintorni.
Si tratta di un progetto di rete promosso da Filmstudio 90Legambiente Varese e Lipu Varese, in collaborazione con Acli Terra, A.A.I.G, Yacouba per l’Africa, Amici della Terra, ACP Balerna, Associazione studentesca Environmental, Mondi Possibili e Zona Franca.
Non mancano gli enti istituzionale che hanno deciso di sostenere l’iniziativa attraverso un partenariato (Comune di Varese) e con la concessione del patrocinio (Comune di Brinzio, Comune di Inarzo, Comune di Vedano Olona, Parco del Campo dei Fiori, Parco del Ticino, Comunità Montana Valli del Verbano, Università degli Studi, Fondazione Comunitaria del Varesotto).

Il presidente di Filmstudio 90, Giulio Rossini, afferma che “ci sono progetti che, a prescindere dalla portata e dalle loro ricadute sul territorio, meritano di essere portati avanti con fiducia e caparbietà, anche solo per l’obiettiva urgenza con cui le tematiche affrontate chiedono interventi e risposte mirate”.
L’organizzazione di una rassegna di cinema che tocca problemi come i cambiamenti climatici e il riciclo dei rifiuti è una buona pratica di cui si continua a sentire la necessità, se possibile ancora di più rispetto alla prima edizione del 2004, con l’aggravarsi dello stato di salute del pianeta.
La scelta di un progetto di rete è importante per promuovere e valorizzare gli ideali di associazioni che si impegnano in prima linea tutto l’anno per la preservazione e la difesa dell’ambiente naturale.
“Di terra e di cielo 2019” si presenta come una finestra temporale di poco più di un mese, senza la pretesa dell’esaustività riguardo a problemi complessi e cruciali per il futuro dell’umanità ma con l’augurio che la selezione dei film e la possibilità di incontro con professionisti di settore possano contribuire a sensibilizzare e a informare.

Nel tentativo di guidarvi all’interno di un programma denso e ricco di stimoli, in questo articolo saranno presentate le quattro serate che si svolgeranno al Cinema Teatro Nuovo di Varese (viale dei Mille 39) e un incontro con un regista presso la sala Filmstudio 90 (via de Cristoforis 5).

La serata di inaugurazione della rassegna si svolgerà giovedì 2 maggioalle ore 21 al Cinema Nuovo con rinfresco di benvenuto a cura di ZONA Franca . Il film scelto per iniziare è ÀGA di Milko Lazarov (Bulgaria/Germania/Francia 2018, 96′), vincitore del primo premio al Festival di Sarajevo.
Il cacciatore di renne Nanook e sua moglie Sedna sono due Jakuti che vivono in una yurta tra distese di ghiaccio dell’estremo nord. La loro vita quotidiana è difficile ma non si lamentano, e trascorrono il tempo a raccontarsi antiche leggende, vecchi ricordi e nuovi sogni. Tra violente tempeste e primavere precoci, Nonook e Sedna, senza mai dirlo, parlano di riscaldamento globale, inquinamento, isolamento dalla civiltà e libertà della natura di quei pochi come loro che, nonostante le difficoltà di una vita al di fuori del tempo e dello spazio, si ritengono fortunati.
Sarà l’occasione per scoprire come ci si relaziona con la natura nell’estremo Nord del mondo e quali sono gli usi e i costumi di persone abituate a vivere tra sterminate distese di neve.
Il film sarà proiettato in versione originale in lingua jakuti, con sottotitoli in italiano.

Giovedì 9 maggio alle ore 21 i registi Eugenio Manghi e Annalisa Losacco presenteranno in anteprima assoluta due documentari realizzati per la RAI ma non ancora messi in onda.
UN AMORE CHIAMATO AFRICA (Italia 2019, 40’) mostra la magia dei grandi fiumi africani in grande armonia con le popolazioni originarie di questi luoghi e con la straordinaria fauna africana. Si tratta di italiani nati in Africa e che hanno imparato ad amare questa terra, le usanze, i costumi e i diversi ritmi di vita. Riccardo Garbaccio vive in Zambia lungo le sponde del Lower Zambesi e, oltre alla sua attività di ricezione turistica, è sempre pronto e disponibile a salvare un coccodrillo o un elefantino orfano del bracconaggio. Seguendo la linea dei fiumi di questa parte d’Africa, lungo le sponde del fiume Chobe e del Linyanti, in Namibia, Simone e Laura Micheletti credono molto nel turismo sostenibile e vivono la vita un po’ “selvatica” con i loro due bambini. Condividono il bush con elefanti appena nati, ippopotami e coccodrilli.

LE DUE SPONDE DELLA BASSA (Italia 2019, 45’) è un film più intimistico, alla ricerca delle radici familiari del regista Eugenio Manghi.  Prima ancora che una zona geografica del Bel Paese, la ”Bassa” è una categoria della mente. Per chi condivide la cultura rurale delle due sponde del fiume Po, tra Emilia e Lombardia, la Bassa è infatti la summa di tutte le usanze e le tipicità dei territori che si estendono lungo la Pianura Padana ad est di Pavia, fino all’Adriatico… Culla di alcune delle nostre migliori tradizioni gastronomiche, questa terra ha ispirato i grandi maestri del neorealismo – scrittori, registi, sceneggiatori – e ha dato i natali ad alcuni tra i pittori più geniali che hanno poi fatto nascere stili e movimenti artistici nuovi.
Le  atmosfere più tipicamente emiliane si ritrovano oggi per lo più sulla sponda lombarda, che ha cautamente mantenuto una dignitosa e piacevole ruralità, laddove l’Emilia è invece stata conquistata dall’industrializzazione, un po’ a scapito dell’integrità del paesaggio. E così, se le cascine più belle sono oggi nel Mantovano, a Novellara in Emilia si trovano i più importanti produttori di Lambrusco e di aceto balsamico tradizionale; a nord i maestri della cucina, a sud un Parmigiano-Reggiano speciale, fatto col latte delle vacche rosse.
Questo  documentario è un continuo ping-pong tra le due sponde del fiume, alla ricerca delle storie di vita che caratterizzano le genti della Bassa.
Dopo le proiezioni, saranno offerti lambrusco e parmigiano.

Lunedì 20 maggio alle ore 21 si salirà in alta quota con il documentario MOUNTAIN di Jennifer Peedom (Australia 2017, 74’), realizzato con la partecipazione di Willem Dafoe.  Si tratta  il documentario in chiave di sinfonia audiovisiva che racconta le scalate delle montagne più impervie, le imprese impossibili di climbers e altri acrobati delle vette più remote. Ma non lesina di suggerire anche gli aspetti controversi delle pratiche alpinistiche più estreme. Fino a tre secoli fa, le montagne erano luoghi di pericolo, non di bellezza. Quando a metà del XX secolo l’Everest venne conquistato, l’alpinismo era diventato una ricerca della perfezione e le montagne venivano viste come avversari da sconfiggere.

Oggi, quando milioni di persone sono incantate dalla loro magia, le montagne diventano teatri di svago: gestite e mercificate come parchi giochi. Ma le montagne sono molto di più di una distrazione o un nemico da battere. Il loro valore risiede nel riconoscere i nostri limiti.
Prima della proiezione, rinfresco a cura di Mondi Possibili Varese – Commercio Equo e Solidale .

Giovedì 30 maggio alle ore 21 sarà il momento dell’atteso documentario THE MILK SYSTEM di Andreas Pichle (Italia/Germania 2018, 90’), che alcuni mesi fa era stato bloccato da un esposto firmato da Coldiretti e Assolatte, che lamentava i danni causati dal film alle imprese italiane e ne impediva  la proiezione nelle sale in Italia. Adesso che il film è di nuovo disponibile, con ancora negli occhi le immagini del latte versato per strada durante le proteste degli allevatori in Sardegna qualche settimana fa, ci sembra giusto proporlo anche a Varese.

Il documentario svela verità sorprendenti sul sistema latte: chi ci guadagna a spese di chi? Il sistema ha un futuro ed esistono delle alternative? Il regista prende le mosse dai ricordi dell’infanzia, dalle mucche al pascolo, da allevamenti di paese per iniziare un viaggio cinematografico attraverso diversi continenti che smaschera preconcetti presentando nuove soluzioni.
La presentazione sarà  a cura di Massimo Crugnola e Luisa Broggini e dopo la proiezione interverranno produttori e allevatori del nostro territorio, per un momento di confronto e dialogo.
Il film sarà proiettato in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Il biglietto di ingresso intero per ognuna di queste quattro serate al Cinema Nuovo è di € 8,00. Il costo è di € 6,50 se si ha una riduzione (tessera Filmstudio 90 o Arci, under 18, over 65) e di € 3,00 per chi è tesserato Filmstudio 90 e ha meno di 25 anni.

Spostandoci in via de Cristoforis 5, nella  sala del cineclub Filmstudio 90 (con ingresso riservato ai soci*), sabato 25 maggio alle ore 18 e 20.30 il regista Renzo Carbonera sarà ospite per presentare il film RESINA (Italia 2018, 90’), selezionato nel 2018 tra i 13 titoli italiani ed europei della rassegna di film “Estate d’Autore” della FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai).

Un coro di uomini. Un direttore donna. Una famiglia e una piccola comunità, che hanno bisogno di ritrovare il senso d’unione, per affrontare la sfida del domani. La giovane violoncellista Maria è delusa dallo spietato mondo della musica. Ritorna al paesino di montagna delle sue origini, una piccola enclave isolata dove si parla ancora una lingua arcaica: il cimbro. Qui trova una madre malata, un fratello appena sepolto a causa di un tragico incidente con il trattore, una cognata in lutto e con grosse difficoltà economiche, una piccola comunità alle prese con i primi effetti del cambiamento climatico.
Il biglietto costa € 6,00 per i soci ordinari e € 3,00 per i soci con meno di 25 anni
Il film sarà replicato a Filmstudio 90 domenica 26 maggio alle ore 20 (€ 6,00/€ 3,00) e lunedì 27 maggio alle ore 21 (€ 5,00/e 3,00) ma il regista ci sarà solo sabato!

Oltre a queste proiezioni, ci saranno anche altri appuntamenti a Varese*, in altri comuni della provincia (a Brinzio, Castronno, Grantola, Inarzo, Malnate, Quinzano di Sumirago, Uboldo, Saronno, Travedona Monate, Vedano Olona), in altre province (a Como) e in altri paesi (a Balerna, in Svizzera).
Segnaliamo alcuni bellissimi documentari, come quelli realizzati dal naturalista Marco Tessaro, il francese “La soif du monde” incentrato sulla gestione delle riserve d’acqua del pianeta e quelli premiati al Sondrio Festival, manifestazione con cui abbiamo da anni il piacere di collaborare. Per ricordarci che c’è tanta bellezza a questo mondo e per lasciarci meravigliare da ciò che ci rende fortunati e che dobbiamo difendere, per la vita presente e per le future generazioni.

Sul sito di Filmstudio 90 potete consultare il programma completo.

Gabriele Ciglia
Filmstudio 90

* Ricordate che l’ingresso alla sala Filmstudio 90 in via de Cristoforis 5 è riservato ai soci anche quando è gratuito: serve la tessera Filmstudio 90 (o Arci) per entrare nella sala del cineclub! Chi vuole guardare il film e non è ancora socio deve obbligatoriamente compilare il form (inserire http://www.filmstudio90.it/tesseramento/) almeno 24 ore prima della proiezione a cui vuole partecipare. Se non verrà fatto almeno 24 ore prima della proiezione non potremo fare accedere alla sala.

via DI TERRA E DI CIELO 2019: cinema, ambiente, natura e esplorazione — Portaverta.com

I Sospiri del tuo petto

Onda Lucana

I Sospiri del tuo petto

Tratto da:Onda Lucana ®by Antonio Lanza-Pescopagano (pz)

Scendeva la sera sulle mie paure,

una casa vuota non c’era nessuno,

di nascosto mi mettevo a pregare,

un cane abbaiava, ma era lontano.

Un’ora d’inverno non passava mai.

Chiuso nella stanza volevo dormire.

L’ombra di mia madre invocavo io,

non capivo che era inutile sperare.

C’era un profumo nella mia stanza.

Da mesi si erano appassite le rose,

io ero scettico, ma poi la speranza

ti fa vedere gli angeli del paradiso.

Aspettavo per avere la sua carezza.

Più del giorno per ritornare ai giochi.

Dei suoi sguardi delle sue tenerezze.

Riempivo il cuore e mi bastava poco.

C’era un sole e vidi i suoi occhi tristi.

Posarsi su di me per invocare aiuto,

Il mio cuore si spezzò per quel gesto.

Dicevo: se mi manchi sono perduto.

Sapevo come era dolce la speranza.

Perché me…

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