Immigrazione irregolare: come rendere digeribile l’indigeribile. — Politica e Società

tempo di lettura: 12 minuti

mass-media utilizzano tecniche di comunicazione per orientare l’opinione pubblica nella direzione desiderata. Si può discutere sul fatto che i criteri in base ai quali le informazioni vengono fornite siano semplicemente adottati dai singoli editori e/o dai partiti politici e relative ideologie o se il sistema obbedisca anche ad un livello progettuale superiore di persuasione di massa; tuttavia non vi è dubbio che tale orientamento appaia talvolta piuttosto chiaro ed inequivocabile.

A questo proposito la comunicazione politica e mediatica su un tema di strettissima attualità, l’immigrazione irregolare, utilizza metodi ormai ben sperimentati volti a rendere accettabile un fenomeno dai rilevanti impatti sulla vita dei cittadini che diversamente sarebbe considerato inaccettabile.

La narrazione dominante  utilizza a tale scopo una serie di strategie ben precise che abbiamo provato a riassumere qui di seguito. Ne abbiamo individuate 20:

1. DISTORSIONE: questa strategia è di natura terminologica. Vengono volutamente mescolati concetti diversi tra loro quali immigrazione regolare e irregolare sotto un’unica categoria definita genericamente “immigrazione”. Le conseguenze sono piuttosto importanti sul piano della propaganda: assimilare due fenomeni completamente diversi sotto il profilo dell’impatto sociale ed economico provoca a livello di opinione pubblica la sensazione che gli immigrati ormai integrati che lavorano, pagano le tasse, mandano i figli a scuola e pagano il mutuo siano equiparabili alle masse di disperati senza documenti che difficilmente, nel contesto attuale, troveranno mai una collocazione dignitosa. Pertanto frasi del tipo “gli immigrati ci pagheranno le pensioni” o “l’immigrazione è un fenomeno positivo” o “abbiamo bisogno di immigrati” che sono chiaramente riferite agli immigrati regolari vengono percepite come applicabili anche a coloro che regolari non sono. In tal modo, distorcendo il significato dei termini (spesso deliberatamente), si tende a fornire una legittimazione alla immigrazione irregolare a tutto vantaggio dei fautori della società aperta: il messaggio che passa è: “gli immigrati (anche irregolari) ci pagheranno le pensioni”, “l’immigrazione (anche quella irregolare) è un fenomeno positivo”, “abbiamo bisogno di un elevato numero immigrati (anche irregolari) per gli anni a venire”. Altro esempio della strategia di distorsione riguarda il termine “profugo” che viene ormai utilizzato comunemente a sproposito riferendolo a tutti gli immigrati irregolari pur sapendo che tra questi i veri profughi sono presenti in percentuali piuttosto modeste. Questa confusione terminologica induce a far pensare che tutti gli immigrati clandestini siano profughi e quindi meritevoli di tutela legale. La realtà è ben diversa: https://www.panorama.it/news/cronaca/immigrazione-tutti-numeri/

2. ASSIMILAZIONE: questa strategia viene concretizzata per mezzo di affermazioni del tipo “anche noi eravamo migranti”. L’obiettivo è quello di assimilare contesti e situazioni storiche tra loro anche molto diverse omettendo le specificità dei fenomeni migratori che hanno interessato la popolazione italiana verso altri Paesi. Vengono pertanto messi in secondo piano o neppure citati aspetti peculiari e non trascurabili quali i controlli dettagliati ai quali i nostri connazionali venivano sottoposti nei Paesi di arrivo, la regolarità richiesta dei loro documenti, le verifiche dello stato di salute, la situazione del mercato del lavoro nei Paesi di arrivo che solitamente necessitavano di manodopera da destinare alla costruzione di un sistema economico ancora agli albori del suo sviluppo o che necessitavano di forza lavoro poco specializzata. Situazioni quindi, quelle di ieri e quella di oggi, completamente diverse tra loro e difficilmente sovrapponibili ma che, purtuttavia, vengono costantemente assimilate. In questo modo si tende a rendere maggiormente accettabile il fenomeno migratorio incontrollato in quanto paragonato in maniera acritica alla esperienza di molti nostri connazionali in passato.

3. RELATIVIZZAZIONE: si tende a presentare i flussi migratori come fenomeno ridotto se paragonato alla popolazione residente omettendo il più corretto raffronto con i nuovi nati/morti autoctoni per anno. Dire “150.000 arrivi all’anno rispetto a 60 milioni di italiani non sono certo un problema” è ben diverso rispetto a rapportare lo stesso numero di 150.000 arrivi ai nuovi nati (circa 400.000) da cui vanno però detratti i circa 250.000 italiani che hanno abbandonato il Paese ogni anno e i decessi (circa 650.000 all’anno). Di questo passo quello che non sembrava rappresentare un “problema” potrebbe invece diventarlo nel volgere di alcuni anni in costanza di flussi in entrata/uscita e di diminuzione delle nascite. La relativizzazione riguarda anche i commenti relativi ai singoli sbarchi (“sono solo 100, che problema sarà mai?”) dimenticando che a colpi di 100 gli arrivi sono stati circa 800.000 in pochi anni. Questa strategia ha come obiettivo quello di dare minore impatto ad evidenze numeriche che se valutate sotto una luce non “relativizzata” potrebbero preoccupare maggiormente l’opinione pubblica.

4. UTILITA’: la strategia dell’utilità ha l’obiettivo di promuovere presso l’opinione pubblica il convincimento che l’immigrazione – anche quella irregolare -, lungi dal rappresentare un problema è in realtà una opportunità sia economica sia culturale. Il primo aspetto, quello economico, pone l’accento sulla capacità che avrebbe l’immigrato (anche irregolare) di rappresentare una sorta di linfa vitale nello stanco panorama demografico italiano ed europeo contribuendo ad alimentare il meccanismo della previdenza che, senza i nuovi arrivi, sarebbe destinato ad entrare in crisi dato il progressivo invecchiamento della popolazione. Nessuno/modesto spazio viene dedicato alle possibili alternative costituite ad esempio da politiche volte ad incentivare le famiglie autoctone ad avere più figli. Nessuna considerazione viene svolta in ordine ad un mercato del lavoro già ampiamente saturo che al momento non offre possibilità concrete di impiego a manodopera aggiuntiva con la conseguenza di rendere poco credibile che ci possa essere un qualsiasi beneficio verso il sistema previdenziale. Vengono quindi diffusi dai mass-media dati da parte di uffici studi che avvalorerebbero l’ipotesi di utilità (rafforzata anche attraverso la strategia della distorsione terminologica) mentre le smentite trovano scarso o nessuno spazio. Nel secondo aspetto, quello culturale, l’immigrazione viene presentata come una valida occasione di apportare nuovi “stili di vita” che dovremmo necessariamente affiancare ai nostri nell’immediato futuro senza tuttavia spiegare chiaramente le ragioni che dovrebbero indurci a farlo.

5. INELUTTABILITA’: le migrazioni vengono descritte come inevitabili in quanto sempre esistite e connaturate al comportamento umano (“impossibile fermare gli immigrati, dovete rassegnarvi”). L’obiettivo della strategia, solo apparentemente basata su presupposti razionali, è quello di creare un clima di rassegnazione presso l’opinione pubblica abbassando nel contempo i meccanismi di difesa. Innanzitutto non viene evidenziato il fatto che le migrazioni storicamente spesso non sono state affatto pacifiche ma si sono esplicitate come vere e proprie guerre di conquista. Nessun riferimento al periodo ante guerra in Libia durante il quale le migrazioni erano invece a livelli fisiologici e per loro natura assorbibili senza traumi dalle comunità di arrivo. Nessun cenno alla circostanza che le civiltà che in passato si sono difese dall’arrivo di popolazioni estranee (Cina imperiale con la Grande Muraglia) hanno in quei periodi conosciuto i massimi livelli di sviluppo delle rispettive civiltà. Il fatto che le migrazioni non siano per nulla inevitabili è fornito dalla cronaca recente nel nostro Paese dopo l’avvenuta chiusura dei confini marittimi ed il rallentamento dell’attività delle ONGnel Mediterraneo. Peraltro si può osservare che la strategia dell’ineluttabilità affermi implicitamente che il fenomeno migratorio non solo sia inevitabile ma che vada in un qualche modo incentivato, atteggiamento questo assolutamente contrario al buon senso. Collegato alla strategia della ineluttabilità c’è anche il tema della “semplificazione” che si fonda sulla incapacità delle nostre società occidentali di contrastare sul piano culturale in maniera efficace possibili stravolgimenti al nostro stile di vita che una immigrazione di massa da paesi distanti culturalmente da noi potrebbe comportare. Il messaggio che viene fatto passare è che, poiché l’immigrazione di massa è fenomeno inevitabile, non ha senso combatterlo ed anzi è più semplice assecondarlo e cercare di familiarizzare con esso il prima possibile (il che equivarrebbe a dire che, dato che sappiamo che tutti prima o poi dovremo morire, tanto vale tralasciare ogni forma di prevenzione e una alimentazione sana e buttarsi giù subito dal settimo piano).

6. DEMONIZZAZIONE: chi si oppone alla visione immigrazionista viene immediatamente bollato come razzista o xenofobo o privo di umanità. Gli esempi di questa strategia nei dibattiti televisivi o sulla carta stampata sono molto numerosi. Questa strategia consente di attribuire all’avversario una connotazione negativa e chi viene tacciato di razzismo deve impiegare una quantità di comunicazione molto alta per contraddire l’accusa alla quale invece basta una sola parola e nessuna argomentazione. Automaticamente la visione immigrazionista assume, per contrasto in quanto appare antirazzista ed antixenofoba, una caratterizzazione positiva (o meno negativa).

7. DELEGITTIMAZIONE: questa strategia è riferita ai confini nazionali e al tentativo di fra passare l’idea che essi abbiano sempre meno significato e pertanto il fenomeno migratorio di per sè non dovrebbe neppure rappresentare un problema. L’abbattimento dei confini interni all’Europa è servito anche, mal interpretando, per aprire la strada al concetto di abbattimento dei confini esterni. Frasi del tipo “siamo tutti cittadini del mondo” non prendono in considerazione in alcun modo l’utilità che i confini hanno avuto nella storia dell’uomo per la formazione delle comunità nazionali e dello sviluppo dei popoli e della civiltà. Non viene preso in considerazione neppure l’impatto socio-economico che flussi non regolati in entrata possono causare al sistema di welfare che tendenzialmente potrebbe peggiorare in qualità e quantità per gli autoctoni. Se il concetto di confine non esiste o viene delegittimato allora il fenomeno migratorio assume un aspetto più naturale ed accettabile.

8. MINIMIZZAZIONE: gli effetti negativi di una immigrazione di massa incontrollata sotto il profilo, ad esempio, dell’aumento dell’insicurezza percepita e/o reale vengono rappresentati minimizzandoli (“la delinquenza è sempre esistita”). Si fa riferimento alle statistiche che mostrerebbero il progressivo contenimento dei reati nel loro complesso senza fare riferimento a crimini specifici come aggressioni, stupri, spaccio di stupefacenti, microcriminalità in genere più riferibili all’immigrazione irregolare e senza considerare il livello di efferatezza e crudeltà senza precedenti raggiunto (e sconosciuto sino a pochi anni fa) di taluni atti criminali. Il senso di insicurezza viene sempre e solo attribuito alla “percezione” errata da parte dei cittadini in quanto indotta da coloro i quali vorrebbero usarla a propri fini politici. Pertanto, in quanto enunciato come percepito e non reale, il tema della insicurezza e della pericolosità sociale derivante da una elevata quantità di soggetti estranei viene minimizzato, posto in secondo piano nel dibattito rendendo quindi maggiormente accettabile una politica di scarso contrasto alla immigrazione irregolare la quale sulla base di questa narrazione non avrebbe effetto alcuno sulla sicurezza. La strategia della minimizzazione viene utilizzata anche per giustificare il compimento di reati in quanto commessi in stato di bisogno o di emarginazione sociale (“spacciava droga per sopravvivere”) con l’obiettivo di renderli maggiormente accettabili presso l’opinione pubblica.

9. OCCULTAMENTO: le notizie di cronaca nera che vedono come protagonisti immigrati irregolari di preferenza non vengono evidenziate dai mass-media e trovano spazio unicamente nella cronaca locale che, per sua natura, non avendo risonanza nazionale, raggiunge un minor numero di lettori in maniera frammentata. Quando i mass-media forniscono queste notizie – e lo fanno quando sono così rilevanti da non poter essere ignorate – si tende a non evidenziare l’origine etnica dei soggetti coinvolti. L’evidente obiettivo è quello di non creare allarme presso l’opinione pubblica, allarme che potrebbe rallentare il meccanismo di accettazione. In alcuni Paesi europei questa prassi è quasi istituzionalizzata:   https://www.nexusedizioni.it/it/CT/come-la-stampa-censura-le-notizie-su-crimini-degli-immigrati-in-germania-e-in-italia-5359

10. DECLASSAMENTO: in caso di reati particolarmente efferati compiuti da cittadini stranieri, si tende a declassare le vittime rappresentandole come persone ai margini della società, dedite alla droga o alla prostituzione e pertanto in qualche modo “corresponsabili” in senso lato di quanto loro accaduto (“se non fosse stata poco seria non le sarebbe successo niente”; “era una povera drogata e in quell’ambiente è normale che succedano queste cose”). Le successive rettifiche e precisazioni sul reale stile di vita delle vittime (non era una prostituta, non era tossicodipendente) sono solitamente tardive, di modesta visibilità ed hanno scarso impatto mediatico. Questa strategia ha l’effetto, per un meccanismo di contrasto, di mitigare il giudizio dell’opinione pubblica nei confronti dei carnefici (“in fin dei conti la vittima se l’è andata a cercare”).

11. SPETTACOLARIZZAZIONE: gli eventi tragici quali il naufragio dei natanti carichi di immigrati vengono fortemente amplificati dai mass-media, costituiscono tema di discussione nei talk show e occupano le prime pagine dei giornali e dei telegiornali per molti giorni. La “spettacolarizzazione” ha come obiettivo quello di sensibilizzarel’opinione pubblica sul tema in modo che risulti più efficace il meccanismo di attribuzione di colpe a questo o a quell’esponente politico ritenuti direttamente o indirettamente reo dell’accaduto. Non viene pertanto minimamente tenuto in considerazione il fatto oggettivo che la responsabilità di ciò che avviene non è quasi mai attribuibile ad un solo Paese o ad un solo governo, non viene evidenziata la totale indifferenza da parte dei governi delle nazioni di appartenenza, passano in secondo piano il fatto che le cause delle tragedie in mare siano attribuibili alle attività dei trafficanti di esseri umani. Che lo scopo di questa strategia sia di natura politica e che il tema assuma in Italia (e non all’estero) una evidenza mediatica elevatissima lo dimostra il fatto che la totalità dei quotidiani europei in occasione del recente naufragio nei pressi delle coste libiche costato la vita, pare, a 117 persone non abbia mai citato la notizia in prima pagina neppure in un piccolo trafiletto; nello stesso periodo nel nostro Paese l’evento era stato riportato in tutti i quotidiani a nove colonne per giorni e giorni.

12. COLPEVOLIZZAZIONE: per giustificare l’esistenza di consistenti flussi migratori viene adottata la strategia della colpevolizzazione con prevalente riferimento al colonialismo ed al neo-colonialismo. Lo sfruttamento da parte dell’occidente di intere regioni africane ed asiatiche per periodi prolungati di tempo viene assunto come unica causa dell’attuale sottosviluppo di determinate aree dalle quali parte un enorme numero di persone alla ricerca di condizioni di vita migliori. Anche questa strategia è volta a rendere più accettabile e giustificabile il fenomeno migratorio in quanto sarebbe proprio la nostra società occidentale, ed in definitiva noi stessi, ad esserne la causa (“è solo colpa nostra se scappano”). Non potremo quindi ragionevolmente obiettare alcunchè rispetto ai flussi migratori in entrata avendone una responsabilità “morale”. Non vengono invece minimamente evidenziate opzioni alternative che spieghino il fenomeno del mancato sviluppo di alcune aree del mondo quali potrebbero essere l’eccesso demografico, la presenza di governi locali basati sui clan, le tradizioni, la religione praticata in quelle zone, la circostanza che gli Stati che furono oggetto delle colonizzazioni non fossero particolarmente floridi economicamente neppure prima di esse. Non si dà spiegazione di come mai esistano Stati africani che, pur non avendo mai subito il colonialismo neppure per un giorno nella loro storia, versino oggi in condizioni economiche disastrose e di come, al contrario, esistano Paesi sottoposti al colonialismo per molti decenni che oggi sono economicamente molto avanzati. Il colonialismo, nella narrazione mainstream, rimane il principale responsabile della povertà del sud del mondo e questa spiegazione superficiale viene presentata come razionale e diventa funzionale alla miglior accettazione del fenomeno migratorio. Una interessante disamina dell’argomento è visionabile qui: https://oltrelalinea.news/2018/11/10/poverta-africana-e-davvero-tutta-colpa-del-colonialismo/

13. POSITIVIZZAZIONE: questa strategia tende ad omologare tutti gli immigrati, da ovunque provengano ed indipendentemente dalle storie individuali, ad un unico livello che non contempla la possibilità che essi possano essere un pericolo per la comunità di arrivo (“sono tutti buoni, aiutiamoli”). La circostanza che essi nella quasi totalità dei casi siano sprovvisti di documenti con la conseguente difficoltà di accertare eventuali reati pregressi e i loro rapporti con le autorità di polizia nei territori di provenienza, non viene evidenziata nel dibattito mediatico. Anzi, esattamente al contrario, si tende proprio a descrivere l’immigrato come destinatario di vessazioni e di torture con l’obiettivo di farlo apparire non come potenziale pericolo bensì come oggetto di soprusi e pertanto bisognoso di assistenza. A livello mediatico non vengono minimamente presi in considerazione gli avvertimenti da parte dei leader dei Paesi di provenienza circa una maggior attenzione nella gestione degli ingressi dei loro connazionali e vengono minimizzate o neppure citate le raccomandazioni di organismi quali la Commissione Europea e l’Europol che hanno più volte sottolineato i reali pericoli di infiltrazioni di terroristi e di delinquenti comuni tra i migranti: http://www.ilgiornale.it/news/politica/ammette-anche-bruxelles-terroristi-immigrati-1587848.html

14. UMANIZZAZIONE: questa strategia passa attraverso frasi del tipo “sono esseri umani”. La frase, per quanto scontata, mette in evidenza una circostanza assolutamente oggettiva e condivisibile che tuttavia non deve far dimenticare che gli Stati, nell’atto di fare scelte decisive in materia di controllo dell’immigrazione clandestina, devono prescindere spesso da considerazioni di carattere umanitario poiché se non lo facessero, metterebbero a repentaglio la sicurezza dei propri cittadini e dei propri sistemi economici e di welfare. Considerazioni di natura umanitaria ci farebbero propendere per accogliere tutti i bisognosi del mondo, cosa che purtroppo non è possibile. Tuttavia l’appello alla parte “umanitaria” dell’opinione pubblica è funzionale anch’esso alla miglior accettazione del fenomeno migratorio ma non pone la necessaria attenzione su tematiche che hanno a che fare invece con i compiti degli Stati in tema di sicurezza e di difesa dei confini.

15. SPONSORIZZAZIONE: il fenomeno migratorio indiscriminato viene sostenuto e in certo modo “caldeggiato” da molti esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, della musica, dello sport. I personaggi famosi rappresentano gli sponsor della immigrazione di massa attraverso la rappresentazione del fenomeno sempre sotto una luce positiva, umanitaria, antirazzista, antixenofoba. Il grosso seguito, la considerazione e l’appeal di cui costoro godono presso il pubblico contribuisce a far passare il messaggio che l’immigrazione (non importa se irregolare) sia opportuna e non vada ostacolata. Vengono prodotti film che narrano delle vicende legate alla immigrazione solitamente mettendone in luce gli aspetti più tragici. Giornalisti, filosofi, cabarettisti, comici, attori, cantanti e sportivi forniscono alla narrazione una enorme visibilità mediatica. Pensiamo quale influenza possa avere su un pubblico giovane una star della canzone o un idolo dello sport e quale capacità di condizionarne i giudizi e gli orientamenti futuri. Non esiste al contrario, se non in rari e osteggiati casi, una tale mole di propaganda mediatica da parte di chi, tra i cosiddetti Vip, avesse idee opposte; in questo caso il messaggio di chi si pone in maniera critica viene immediatamente lasciato sottotraccia e isolato. Un ruolo centrale nella strategia di sponsorizzazione viene inoltre svolto dalla Chiesa Cattolica la quale, per ragioni di natura religiosa e di richiamo agli aspetti umanitari, finisce con l’essere uno dei principali motori del condizionamento a favore dell’immigrazione indipendentemente se questa sia regolare o meno; ciò influenza considerevolmente il dibattito politico e la percezione tra la gente.

16. PIETIZZAZIONE: questa strategia è particolarmente incisiva perché colpisce nel profondo l’animo umano e si basa sull’utilizzo deliberato di immagini drammatichecon lo scopo di influenzare pesantemente l’opinione pubblica. La fotografia del 2015 che ha fatto il giro del mondo e che ritraeva il povero bimbo siriano riverso su una spiaggia turca ha avuto effetti talmente deflagranti da convincere il governo tedesco a modificare la propria politica migratoria e ad accogliere di lì a poco oltre un milione di cittadini siriani in fuga dalla guerra nel loro Paese. Periodicamente vengono diffuse immagini di lager libici nei quali i prigionieri verrebbero sottoposti a maltrattamenti e torture. I telegiornali nei servizi filmati circa un nuovo sbarco di migranti o sull’argomento immigrazione riportano costantemente immagini di bambini e donne anche se nella notizia specifica di cui si trattava, donne e bambini non erano presenti. In generale le immagini di donne e bambini vengono utilizzate abbondantemente pur rappresentando essi una percentuale molto modesta degli immigrati sbarcati sul nostro territorio che invece nella stragrande maggioranza dei casi sono maschi in età militare. Tutto ciò tende a modificare profondamente la percezione nella popolazione abbassandone le difese al fine di modificarne l’atteggiamento.

17. FALSIFICAZIONE: la strategia è riferita alla falsificazione della realtà attraverso la diffusione di notizie e immagini false. A volte non vengono effettuate le preventive e necessarie operazioni di verifica della autenticità di alcune notizie che, per un effetto domino, vengono riportate dai diversi organi di informazione simultaneamente ed assumono così una parvenza di veridicità. La successiva smentita arriva tardivamente quando ormai nella memoria collettiva è rimasta impressa la notizia falsa. Le false notizie vengono quasi sempre corredate da immagini a loro volte false o non riferite al contesto d quello specifico evento (come le foto di presunte torture in presunti lager libici). La falsificazione tramite la pubblicazione di notizie non vere (ad esempio la presenza su gommoni dei migranti di donne e bambini talvolta inesistenti) e di fatti non avvenuti ha l’obiettivo di suscitare reazioni emotive che inducono nell’opinione pubblica un sentimento di maggior accettazione.

18. NEGAZIONE/OMOLOGAZIONE: il progressivo tentativo di abbattere la naturale avversità nei confronti di chi reputiamo diverso da noi viene messo in pratica attraverso strategie di negazione delle diversità tendenti alla omologazione della società. Ciò viene attuato per mezzo di frasi del tipo “le razze non esistono, esiste solo la razza umana” o “la teoria della razza ha portato al nazismo”. Qualunque cosa ciò possa significare e ammesso che ciò corrisponda al vero, l’obiettivo qui è di tentare di diminuire la percezione delle distanze tra culture ed etnie diverse che in ultima analisi diverse non sarebbero poiché comunque pur sempre riconducibili alla comune appartenenza al genere umano. Questo meccanismo di relativizzazione potrebbe tendere contemporaneamente nel lungo periodo a provocare disaffezione nei confronti della cultura occidentale in quanto rafforzata da processi di colpevolizzazione. La relativizzazione riguarda anche la sfera religiosa attraverso una costante attività di assimilazione di religioni tra loro profondamente diverse che si concretizza per il tramite dell’esaltazione dei caratteri che le rendono simili piuttosto che il sottolinearne le diversità. La strategia di negazione/omologazione mira ad evidenziare ciò che ci accomuna piuttosto che ciò che ci divide. Intento senz’altro lodevole ma che richiede la compartecipazione a questo processo in egual misura e su basi di reciprocità da parte delle culture e delle religioni coinvolte, pena la possibile “sopraffazione” di una parte sull’altra in quanto solo su quest’ultima la strategia di negazione/omologazione avrebbe agito in maniera più efficace avendone distrutto progressivamente gli anticorpi culturali/religiosi.

19. SEGMENTAZIONE: questa strategia è relativa al dibattito politico che quasi sempre si limita all’analisi di fatti ed episodi isolati. Si dà molto risalto, ad esempio, alle vicende delle imbarcazioni delle ONG ferme a poche decine di metri dai porti italiani ma nei relativi commenti politici e sugli organi di stampa non vengono in genere evidenziate le cause del fenomeno e soprattutto si tende a concentrare l’attenzione sull’aspetto umano e sulla necessità di effettuare l’accoglienza minimizzandone le successive conseguenze in termini di costi sociali, sicurezza, tutela degli stessi immigrati. Rarissimi sono i reportage televisivi e giornalisti che illustrano il degrado nelle periferie e nei centri storici di molte città. Tralasciando cause e conseguenze ma focalizzandosi solo sull’episodio specifico con elevato impatto mediatico, la strategia della segmentazione impedisce una analisi più approfondita che potrebbe portare l’opinione pubblica su posizioni meno favorevoli alla immigrazione incontrollata.

20. AMPLIFICAZIONE: questa strategia è riferita a fatti riconducibili a episodi di razzismo. Si tende ad amplificare anche il più piccolo evento (la frase detta sul tram o per strada, un lancio di uova), dandone esposizione mediatica elevata, al fine di mobilitare l’opinione pubblica sul tema. L’amplificazione del fenomeno ha come obiettivo ultimo, sottolineando la forte negatività di un comportamento su basi razziali, quello di rendere maggiormente accettabile la presenza di un numero non fisiologico di stranieri senza identità e fedina penale sul nostro territorio depotenziando e delegittimando sul nascere le eventuali reazioni emotive avverse e istintive verso chi non conosciamo.

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Queste 20 strategie possono essere considerate funzionali alla finestra di Overtonaperta sul tema della immigrazione di massa. La finestra di Overton (creata e ideata dal sociologo statunitense Joseph P. Overton) è un “modello di rappresentazione delle possibilità di cambiamenti nell’opinione pubblica che descrive come determinate idee, totalmente respinte al loro apparire, possano essere poi accettate pienamente dalla società, per diventare infine legge. Ciò avviene secondo i seguenti stadi:

•inconcepibile (inaccettabile, vietato)

•radicale (vietato, ma con delle riserve)

•accettabile (l’opinione pubblica sta cambiando)

•utile (ragionevole, razionale)

•popolare (socialmente accettabile)

•legalizzazione (nella politica dello Stato)

L’uso della finestra Overton è il fondamento della tecnologia di manipolazione della coscienza pubblica finalizzata all’accettazione da parte della società di idee che le erano precedentemente estranee e consente l’eliminazione dei tabù. L’essenza di questo metodo sta nel fatto che l’auspicato mutamento di opinione deve perseguirsi attraverso varie fasi, ciascuna delle quali sposta la percezione ad uno stadio nuovo dello standard ammesso fino a spingerlo al limite estremo”.

Questa raffinata tecnica di persuasione di massa consente in vari passaggi e senza forzature né violenze fisiche la progressiva accettazione di temi che in precedenza erano considerati dalla società come inaccettabili sino a diventare addirittura normati legalmente: aborto, immigrazioni massive, droghe “leggere”, eutanasia, matrimoni omosessuali, utilizzo di microchip sottocutanei. Potrà venire applicata in futuro per rendere comunemente accettati pedofilia, incesto, lavoro gratuito, il divieto di manifestare, l’abolizione dei sindacati e del concetto di tutela sociale, l’accettazione acritica del proprio status sociale subordinato, la psicopolizia.

L’argomento è complesso e non può essere trattato qui. Per chi volesse approfondire questa interessantissima tematica segnalo alcuni link:

http://www.amicidilazzaro.it/index.php/la-finestra-di-overton-come-rendere-accettabile-una-idea-inaccettabile/

http://www.nogeoingegneria.com/motivazioni/sociale/la-finestra-di-overton-come-rendere-accettabile-linaccettabile/

https://disinformazione.it/2018/07/24/finestra-di-overton-sempre-piu-aperta-sulla-pedofilia/

 

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Per consultare gli altri articoli di questo blog, visita la Home Page: https://politicaesocieta2015.wordpress.com/

 

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